MUSEO ARCHEOLOGICO SESTO CALENDE

MUSEO ARCHEOLOGICO di

SESTO CALENDE 
                                                                                               
a cura di M.Veneziano

il nostro museo 

cos'è l'Archeologia

La sezione archeologica

cultura di GOLASECCA

i Celti di Golasecca

FOTO:
tomba del tripode
tomba a cista cordonata
reperti scavi di Presualdo
panoramica
tomba a cassa litica

puntv.gif (138 byte)mappa delle vetrine -piano inferiore

puntv.gif (138 byte)mappa delle vetrine- piano superiore

 tomba.jpg (23375 byte)

 

MAPPA DELLE VETRINE piano inferiore

 

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MAPPA DELLE VETRINE piano superiore


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MUSEO CIVICO di Sesto Calende

Il museo civico di Sesto Calende trae le sue origini dalla società storica "Cesare da Sesto", fondata nel 1949 da un folto gruppo di appassionati che presero l'impegno di raccogliere e conservare i reperti archeologici locali che venivano alla luce nella zona.
Dal 1947 era , però , già in essere un embrione della " Cesare da Sesto " che , come spontanea sezione archeologica , effettuava scavi e recupero dei materiali sotto la direzione del prof: Mario Bertolone.
Nel 1954 l'autorizzazione della Sovraintendenza alle Antichità diede il via ufficiale all'istituzione del nostro Museo Civico con la costituzione della sezione Archeologica alla quale , alla fine degli anni '60 , si sono aggiunte la Pinacoteca e nel 1995 la sezione Naturalistica.
La raccolta di reperti archeologici col passare degli anni si arricchì a seguito delle campagne di scavo che si sono svolte dal 1966 al 1969.
Il museo è situato nel palazzo Comunale di Sesto Calende e raccoglie reperti della cultura di Golasecca, fiorita dal IX al VI secolo a.C. nel territorio di Sesto Calende , Castelletto sopra Ticino e Golasecca.
Tutti i reperti sono presentati in successione cronologica e per area di provenienza.
La più' consistente testimonianza è costituita dai corredi funebri .

Orario di apertura:
Da lunedì a giovedì : Mattina: 9.00 - 12.00;Pomeriggio: 14.30 - 16.30
Venerdì: Chiuso
Sabato - domenica mattina e festivi:solo su prenotazione
Domenica pomeriggio e festivi pomeriggio:15.00 - 18.00
Ingresso: L.4.000 intero , L.2.000 ridotto
Per le visite e le prenotazioni rivolgersi in biblioteca nei seguenti orari di apertura:
Lunedì - martedì - mercoledì - giovedì :9.00 - 12.00 14.00 - 18.30
Venerdì:9.00 - 12.00 14.00 - 17.00
Sabato:10.00 - 12.00
TEL: 0331922489 / 0331919448 - FAX: 0331922605

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Forse è il caso di ricordare, anche solo brevemente, che cos'è l'archeologia ed a cosa servono i Musei .
-- la ricerca archeologica nasce dall'esigenza dell'uomo di conoscere le proprie origini ed il proprio passato più lontano. Quando non si hanno testimonianze scritte, come nel caso della Preistoria e della Protostoria, si attingono informazioni dagli oggetti: strumenti di pietra, frammenti di ossa,cocci di stoviglie, resti di sepolture e di corredi, insomma da tutto ciò che ci resta di un'epoca, dunque anche le tracce di capanne, case, villaggi, città, arredi ed armi, luoghi ed attrezzi di lavoro, sepolture, luoghi dedicati al culto o destinati alle attività pubbliche, opere di difesa, opere d'arte e, poi, documenti scritti. Tutti questi resti forniscono informazioni sulla vita domestica, sulle attività economiche, sull'organizzazione sociale, sulla vita spirituale dei nostri antenati; pertanto il termine "
cultura" significa CULTURA MATERIALE.

-- I Musei servono a conservare tutte queste testimonianze, che costituiscono le pagine di storia scritte dai nostri antenati più lontani.

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La sezione Archeologica accoglie pregevoli testimonianze appartenenti, prevalentemente, alla Cultura di Golasecca, ma anche dei periodi gallico, romano ed altomedievale.

PER ALCUNI ARTICOLI PERTINENTI LA CIVILTA' DI GOLASECCA VISITA ANCHE

IL SITO     http://meltingpot.fortunecity.com/lidden/739/golasecca.htm

Le fasce cronologiche rappresentate testimoniano le epoche in cui l'area sulla quale si estende Sesto Calende fu abitata da una comunità proto-celtica che utilizzò il fiume Ticino come via di comunicazione con l'area a nord delle Alpi.

  La Cultura protostorica detta di Golasecca prende il nome dal luogo in cui, agli inizi del secolo scorso, l'abate Giani rinvenne una cinquantina di tombe con materiali sicuramente riconoscibili come non romani. Fu però l'archeologo Gabriel de Mortillet che, nel 1865, attribuì a popolazioni della prima età del Ferro le antichità di Golasecca.

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Della Cultura di Golasecca , la cui importanza storica consiste proprio nell'aver svolto una funzione di tramite commerciale tra l'area mediterranea e l'Europa nord occidentale, si conoscono prevalentemente i corredi funerari; tuttavia nel nostro Museo è conservata anche la documentazione ceramica di alcune aree abitative situate sulle pendici delle alture, a controllo del territorio e delle vie di traffico.
I materiali esposti provengono, in massima parte, da sepolture,poichè:
-- il rito funebre, ad incenerazione, prevedeva che le ossa combuste venissero deposte in urne e sepolte. Il culto dei morti, degli antenati, imponeva il rispetto dell'area adibita alle sepolture,area che era isolata rispetto all'abitato.
-- il territorio di Sesto era dedicato, prevalentemente, a luogo di sepoltura.
-- i corredi, essendo prevalentemente deposti in pozzetti, sono stati protetti e quindi hanno avuto maggiori possibilità di conservazione.
-- i materiali di uso quotidiano, invece, essendo stati lasciati sul suolo, hanno subito aggressioni maggiori, quindi si sono dispersi pìù facilmente.
La Cultura Golasecchiana si sviluppa durante l'età del Ferro (dal IX al V sec.a.C.) ed è preceduta, nell'età del Bronzo Finale (dal XII al X sec. a.C.),da una fase formativa denominata Protogolasecca.
Occupa un territorio compreso, all'incirca, tra il fiume Serio (a Est), il fiume Sesia (a Ovest), il Po (a Sud) e lo spartiacque Alpino (a Nord) e presenta tre zone di maggiore densità demografica: i dintorni di Como, la zona a Sud del Lago Maggiore (Sesto Calende - Castelletto Sopra Ticino - Golasecca - Somma Lombardo) e la zona dei dintorni di Bellinzona.

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Piano inferiore :

1°vetrina

Vi sono esposti i materiali più antichi:
-- la ceramica domestica, una collana, un ago in osso, delle selci, dei bracciali sono del II millennio a.C.;
-- le due urne funerarie sono dell'età del Bronzo.

Guardando la ceramica è evidente la differenza di qualità degli oggetti:
-- poveri e non decorati, quelli di uso domestico;
-- più sottili, modellati con cura e decorati, quelli destinati ad accogliere le ceneri del defunto. Come si potrà notare durante la visita, nel corso dei secoli è cambiata sia la forma dell'urna che il tipo di decorazione. Nella nostra zona una cosa è però rimasta invariata: il rito funebre ad incenerazione.

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2° vetrina

-- Nel Protogolasecca e nella prima fase del Golasecca, le urne sono biconiche con decorazione a "falsa cordicella" (realizzata imprimendo una cordicella sulla ceramica cruda). Un bell'esempio ci è offerto da quest'urna decorata con cavallini. Nell'urna, o accanto ad essa, veniva messo anche un bicchiere (il bicchiere accessorio) e le urne venivano coperte con ciotole-coperchio.
-- dall'VIlI secolo le decorazioni, "a dente di lupo" (costituite da triangoli riempiti a tratteggio e disposti in file orizzontali), vengono incise a stecca e riempite, in alcuni casi, di pasta bianca.
-- in questa vetrina vi sono anche delle bellissime fibule "a grandi coste" in bronzo (le fibule sono l'equivalente delle nostre spille da balia).

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3° vetrina

Nella vetrina sono conservate urne molto belle, che meritano di essere ammirate per la loro bellezza.

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4°vetrina

-- Dall'VIII secolo iniziano a comparire i primi ricchi corredi in cui compaiono vasi in ceramica e bronzo, pendagli, spilloni,armi.
-- In questo periodo, in alcuni casi, le urne vengono collocate in recinti circolari di ciottoli detti
cromlechs (si veda pannello di fronte). I cromlechs erano spazi sacri, nei quali venivano deposte le sepolture, probabilmente, di personaggi importanti.
-- In questa vetrina c'è anche una particolarità: in una sepoltura di fanciullo è stato ritrovato un bicchierino, forse era un giocattolo appartenuto alla bambina che, così, è stato deposto accanto alla sua urna cineraria.

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5°vetrina

Nella vetrina possiamo ammirare un importante corredo femminile: vi sono dei vaghi di collana in ambra (l'ambra proviene daI Mar Baltico ed era molto preziosa),
dei rocchetti (pesi da telaio) per tessere, una strana coppa rettangolare decorata che, forse, poteva essere utilizzata per tingere il filato, delle elegantissime coppe su alto piede.

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Bacheca con gioielli

Sono raccolti alcuni gioielli d'ambra e di bronzo (il bronzo è una lega ottenuta dalla fusione di rame e stagno), fibule, vaghi di collana in ambra e pasta vitrea, ciondoli, anelli, bracciali.

 

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Tombe di Guerriero

Dal VII secolo i ricchi corredi divengono più frequenti; ne sono testimonianza le 2 Tombe di Guerriero, rinvenute a Sesto nel 1867 e nel 1928 e la Tomba, femminile, detta del Tripode (che vedremo più avanti). Delle due Tombe di Guerriero abbiamo solo le testimonianze fotografiche poichè, essendo state trovate quando a Sesto ancora non c'era il Museo,sono state portate una a Milano e l'altra a Varese (speriamo che presto questi corredi possano essere esposti nel nostro Museo). Sono corredi molto importanti, che attestano la presenza di personaggi di alto rango,forse proprio di quel Belloveso (capo dei Galli d'Oltralpe che fondò Milano) e di suo figlio.

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6°vetrina

In questa vetrina possiamo ammirare,oltre alle urne e ad un corredo bronzeo, uno strano oggetto che da alcuni è stato definito "un mattone", da altri un "porta torce rituale",da altri ancora un "porta anelli" ma, forse, poteva anche essere la versione rituale di un "gioco" locale tipo il Mancàla, attestato in Egitto già dal XV secolo a.C.. Vi è anche un bel vaso decorato con cavallini stilizzati. Però l'artista ha commesso un errore: ha fatto un cavallino con 5 zampe.

 

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la stele, con decorazione a cuppelle,è stata trovata in una sepoltura golasecchiana. E' una testimonianza di una forma di culto antico, tuttavia, con sicurezza non si conosce che valore avessero questi piccoli buchi. Anche nel 1945 è stata trovata una grande lastra di pietra decorata con cuppelle ed impronte di piedi, che faceva da copertura ad un'altra tomba golasecchiana, però questa è conservata al Museo di Varese.

 

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Tomba del Tripode

E' un corredo femminile principesco, costituito da:
-- ceramica decorata a "stralucido",ossia la decorazione, prevalentemente a motivi geometrici,è ottenuta mediante lo sfregamento di un tondino a piatto con evidenziazione di tonalità più scure su fondo chiaro,
-- un bacile di bronzo sorretto da un treppiede,
-- una situla (un secchiello) simile a quelli delle Tombe di Guerriero, ma più piccola,
-- un pettorale in bronzo e gioielli in ambra: fibule, collana,due ciondolini
-- una grossa sfera d'ambra che suggerisce l'ipotesi che la donna fosse una maga.

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7°vetrina

Nella vetrina possiamo notare come la forma delle urne sia ora di forma ovoidale, perchè dal VI secolo a.C. è iniziato l'uso di modellare la ceramica con il tornio lento.

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8°vetrina

In questa vetrina è esposta una bellissima cuspide di lancia in ferro, molto probabilmente apparteneva ad un altro Guerriero.

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9°vetrina

Sono particolarmente interessanti 2 ganci da cintura in bronzo.

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10° vetrina

Qui sono esposte delle fibule: due tipi, "ad arco serpeggiante", sono, per noi, particolarmente importanti:
-- quella "tipo Sesto Calende"
-- quella "tipo Gaiaccio" (è il nome della cascina nei pressi della quale è stata trovata) perchè la loro forma è stata riconosciuta, dagli archeologi, come tipica del nostro paese. Inoltre vi sono: delle lame di coltello in ferro ed una punta di lancia "tipo Sesto Calende" e le urne che appartengono all'ultimo periodo Golasecchiano: la fine del V secolo e l'inizio del IV sec. a.C. La ceramica non è più nerastra ma diviene rosso-arancio, le urne sono ora globulari e la decorazione è costituita da cordoni.

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Ricostruzione di una tomba a cassa litica

Le sepolture potevano essere: in semplice fossa scavata nella terra , in fossa con pareti rivestite di ciottoli , in fossa con pareti rivestite di lastre di pietra (come questa).

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11°vetrina

Qui sono esposti materiali di uso domestico: bicchieri, rocchetti per tessere, una fusaiola (serviva per filare) ed un grosso peso da telaio.

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Piano superiore

Presualdo

In queste 2 vetrine possiamo ammirare i ricchi corredi Golasecchiani rinvenuti a Presualdo. Oltre alle urne, alle coppe, ai monili, alle fibule, un oggetto è particolarmente importante: si tratta di un bicchiere accessorio che presenta una doppia scritta in caratteri etruschi, probabilmente riferita al proprietario. Proprio questo bicchiere iscritto ci offre la possibilità di ricordare che a Sesto è venuta in luce anche la più antica iscrizione fino ad oggi rinvenuta a nord del Po in caratteri etruschi e lingua celtica. Si tratta di un frammento di coppa, databile alla fine del VII secolo a.C., in cui è scritto "io sono di Tanaca". Il frammento è conservato al Museo di Varese.

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Eta' Romana-La Téne

Sono conservati materiali appartenenti alla
Cultura Celtica, detta di La Téne (dal luogo dei rinvenimenti più numerosi,in Svizzera). Questa cultura si sviluppa dal IV all'inizio del I secolo a.C. I corredi funebri sono ora costituiti da ceramica foggiata con il tornio a volano. La forma tipica è il vaso "a trottola", in alcuni casi decorato con fasce colorate sovradipinte. Gli altri materiali sono di Età Romana:
-- 3 olpi, dei balsamari in vetro
-- due tubuli di condutture per l'acqua
-- 2 coppette, 2 lucernette ed una patera (ossia un piatto). I materiali di età romana rinvenuti a Sesto sono conservati, prevalentemente, ad Angera, ma anche a Como, Varese e Milano.

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E' un'ara romana (ossia un altare pagano), dedicato agli Dei ed alle Dee,che, sempre nella chiesa di San Vincenzo, faceva da supporto all'acquasantiera.

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Stele di Bursula (è il nome di chi fece fare l'iscrizione).
E' un' iscrizione tombale di età romana, rinvenuta sopra una sepoltura di epoca successiva (altomedievale) venuta in luce presso la chiesa romanica di San Vincenzo.

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E' un'anfora romana: serviva per il trasporto di vino ed olio.

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Qui sono conservati anche alcuni frammenti altomedievali di decorazioni in marmo,provenienti dalla chiesa di San Donato.

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