Ancora una volta infuria il caso Branca

La proposta del Sindaco di Fano Cesare Carnaroli di nominare Martino Branca, ex assessore alla cultura, a supervisore/consulente sulle materie culturali e sui festival fanesi ha suscitato polemiche, prese di posizione, critiche ecc,

Per fare un quadro completo bisogna tornare indietro: Martino Branca viene chiamato a ricoprire l'assessorato alla cultura dal neo eletto Cesare Carnaroli nel 1995 (sostenuto da una coalizione "di sinistra"), come "esterno" cioè non eletto nelle liste elettorali. E' un personaggio su cui pesa la sua origine "non nostrana", anche se frequentava la nostra zona da tanto tempo, fino a mettervi radici. I primi dubbi sul personaggio insorgono dopo le idee sull'abbattimento di campanile e Caserma (vedi articoli sulla rivista Microcosmo, edita dal Circolo Antonio Gramsci di Fano tra il 1991 e il 1994).

L'uso civile della zona della Caserma Paolini non è un'impeto antimilitarista dell'architetto, questa infatti andava ricostruita nella periferia di Fano. Le inamicizie si ampliano quando dopo aver parlato dell'abbattimento della torre civica, diventato assessore riesce a far inserire questo progetto nei piani delle opere da realizzare. La torre, ricostruita nel dopoguerra è francamente è veramente orribile, ma, insieme all'altra orribile torre del duomo, ci ricordano la seconda guerra mondiale, il regime fascista, e l'abbattimento da parte dei tedeschi in ritirata di tutte le torri di Fano. Nonostante la bruttura i fanesi sembrano affezionati a questo monumento (d'altra parte sono affezionati ad un teatro che è stato un cantiere per cinquantanni, ha risucchiato una quantità enorme di miliardi; lo visitano in massa quando ci sono spettacoli retorici e circensi, ma lo frequentano meno in tante altre occasioni).

La colpa di Martino Branca è quella di portare Fano nel mondo (o il mondo a Fano), idea sfruttatissima per rilanciare l'immagine di Fano ed il turismo (come volano economico?). Per far ciò spende una barca di miliardi in un paio di festival musicali (Violino e la selce e Barocco). Artisti famosi e costosi, il clan Battiato, artisti stupendi, attori con il pistolino "fuori" cominciano a frequentare Fano e a dare scandalo.

Cose di paese in fondo, se non fosse il fatto che le risorse, a Fano (ma anche come regola generale) sono limitate e se si spende più da qualche parte da altre bisogna tagliare (in alternativa si possono aumentare le tasse).

E' questo il problema centrale (insieme agli sprechi e le manie di grandezza) non tanto la discussione sulla qualità artistica degli artisti ai festival.

L'altra buccia di banana su cui scivola Branca sono i "Beni monumentali", qui si scontra con appetiti consolidati.

Ebbene data la perdurante polemica sull'operato di tale personaggio il Sindaco comincia a prenderne le distanze, con abilità luciferina inizialmente sembra voler salvare capra e cavoli, poi scarica Branca e Bigoni, (segretario PDS).

Poco prima dell'appuntamento elettorale offre Branca come capro espiatorio per tutte le scelte negative operate della giunta "Carnaroli uno".

Promesse elettorali: mai più assessori che non abbiano avuto il consenso popolare (Branca non era consigliere comunale e non viene candidato); più spazio alla cultura popolare.

Una volta rieletto Carnaroli non assegna la delega alla "cultura" a nessun assessore.

Dopo il fine estate "popolare" a base di feste nei quattro cantoni, dopo una polemica sul Carnevale e sulla gestione dell'Ente Manifestazioni, il Sindaco sembra avere una visione: a Pesaro Rossini a Fano il Barocco.

Di nuovo Fano nel mondo (o il mondo a Fano).

Ma chi può gestire un'operazione del genere? Ed ecco che rispuntano le polemiche su un eventuale ruolo, di consulenza o direzione, da affidare al buon Martino. Si dice che in giunta abbiano volato parole forti, tutti si scandalizzano, le prese di posizioni si accavallano, si contraddicono (il vertice "di governo" di Rifondazione appoggia la nomina, la base mugugna e si ribella). Per calmare le acque ed accontentare tutti gli appetiti e le lobby, il Sindaco propone una raffica di nomine e di consulenze (alcune respinte al mittente).

Ma l'operato di una giunta non è forse collegiale? Il nuovo sistema amministrativo ed elettorale non affida al Sindaco il ruolo preminente? Perché scandalizzarsi solo ora.

Se in passato Branca aveva sbagliato, ciò significa che il Sindaco e tutta la giunta avevano sbagliato, inutile appigliarsi a polemiche nominalistiche, si tratta solo di operazioni di facciata che non toccano il nodo centrale: le politiche generali espresse da questa giunta, la politica culturale in particolare.

Questi problemi sono stati bene evidenziati dal sindaco durante due incontri pubblici con le Associazioni che operano nella città di Fano: la proposta politica della giunta è fumosa ed inconcludente, che ruota totalmente sulla mercificazione della cultura (subordinata all'economia ed al profitto).

Una posizione debole, tanto che le varie associazioni se ne sono accorte portando all'incontro non proposte generali bensì un'elenco di richieste particolari.

Finché questa giunta continuerà operando secondo un programma di governo che subordina tutte le politiche e tutti gli strumenti a "...creare e valorizzare il sistema territorio-impresa...", che indica, come primo punto "...compito dell'Amministrazione favorire e creare le condizioni per lo sviluppo delle imprese..." (Fano stampa, n. 206, settembre 1999) difficilmente potremo sperare in una situazione differente.

Purtroppo la giunta continuerà ad operare scelte di politiche culturali simili al passato, preferendo il centralismo, le scelte d'élite. Branca o chi verrà dopo di lui sarà autorizzato a dilapidare risorse economiche strozzando così le iniziative culturali diffuse e di base, le iniziative autogestite.

Ferdinando

 

 

 

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