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LE ORIGINI DEL RISORGIMENTO CESENATE di Andrea Sirotti Gaudenzi
E A CESENA SVENTOLO IL TRICOLORE Il 14 febbraio 1797, per la prima volta, il tricolore cispadano sventola a Cesena: incomincia ufficialmente la stagione della "Repubblica francese". Pochi giorni prima, i Cesenati avevano accolto con poco entusiasmo larrivo delle truppe francesi del generale Augereau. Fatta eccezione per quei pochi notabili locali che, affascinati dalle idee illuministiche, vedevano in Napoleone il grande alfiere della libertà, la maggior parte dei Cesenati non era stata positivamente colpita dallarrivo delle truppe dei nuovi invasori. Leclettico Mauro Guidi, architetto del tempo, fornisce unimmagine pittoresca dei militari doltralpe: nel suo "libro-almanacco" parla di un "ammasso di manigoldi parte scalzi e senza armi, parte vestiti di canapaccio, tutti sporchi sudiciumi" e definisce i Francesi "avanzi di galera ... ammasso di canaglie". E ben nota la fede papalina del narratore, ma la descrizione del Guidi è indicativa del disprezzo (e della paura) che molti mostravano nei confronti di questa sconvolgente novità. Un esame approfondito degli eventi consente di affermare che molte
delle aspettative dei giacobini non si realizzarono. La promessa di vedere un effettivo
ricambio della classe dirigente fu unillusione. Molti privilegi rimasero
pressoché Nel luglio del 1815 Pio VII riprese possesso delle antiche legazioni pontificie romagnole. Mentre il solito Guidi augurava la morte ai liberali, molti Cesenati, delusi dallesperienza napoleonica e -al contempo- atterriti dalla restaurazione papalina, incominciavano ad organizzarsi: già nel 1816 era operativa lAlta Vendita della Carboneria, guidata da Vincenzo Fattiboni. Oramai, anche a Cesena erano state gettate le basi di quel sentimento che darà vita al Risorgimento nazionale. Si era rafforzata lidea democratica e repubblicana, accompagnata dai suoi simboli: il primo piccolo tricolore, visto in piazza quel lontano 18 febbraio 1797, e lalbero della libertà (che i Cesenati riscoprirono nel 1849, con lavvento della gloriosa Repubblica Romana dei triunviri). Erano stati costruiti i presupposti per limpegno di uomini come Leonida Montanari che, partiti dalla nostra città, portarono al popolo italiano un grande esempio. Lutopia giacobina aveva dato lavvio, anche a Cesena, alla grande scuola democratica che trovò in Eugenio Valzania, Gaspare Finali e Pietro Pasolini Zanelli i punti di riferimento di intere generazioni.
DI LEONIDA MONTANARI "Era di Cesena, di povera ma onestissima famiglia; in età di soli 24 anni aveva già nome nellarte chirurgica; era bello come uno de più belli Italiani. Aveva il cuore pieno di gentilezza, donore, damore della patria". Con queste parole, Edoardo Fabbri ritrasse la figura di Leonida Montanari, decapitato a Roma il 23 novembre 1825. Nato nella nostra città il 26 aprile 1800, si dedicò allo studio della
chirurgia prima a Bologna, poi a Roma, grazie alla Deve renderci orgogliosi lidea di poter annoverare tra i nostri concittadini uno dei primi martiri del Risorgimento, un uomo che, con il proprio sacrificio, rappresentò un modello per i tanti patrioti che combatterono per lunità nazionale. Eppure, Cesena, la città natale di questo esempio di generosità e coraggio, ha fatto troppo poco per onorare il ricordo e testimoniare il sacrificio di Leonida Montanari, un uomo che porta con sè un messaggio attualissimo. Oggi, la giustizia, pur non essendo quella del feroce sistema papalino, appare in alcuni casi ancora legata agli schemi di un devastante sistema inquisitorio. E, così, si ripete lorrore di una magistratura giustizialista che impone le proprie verità, senza prendere in alcuna considerazione il principio costituzionale che fonda il processo penale sulla presunzione di innocenza. Di fronte a queste ingiustizie della moderna giustizia, in uno Stato che -tuttavia- si professa "di diritto", non può non colpire il monito che Montanari lasciò scritto sul muro del carcere che lo ospitò prima del supplizio, quasi un invito alle future generazioni: "Ascoltare con prudenza, credere con ragione, determinare con giustizia".
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