Il lavoro interinale

Il lavoro interinale

di

Michele Silletti

 

Da alcuni anni anche nel nostro Paese c’è la possibilità per i numerosi disoccupati italiani di poter lavorare a tempo temporaneo (più comunemente noto come lavoro interinale), ma a causa della lentezza con cui procede la trattativa tra organizzazioni sindacali e le imprese, per definire gli ultimi dettagli, i risultati sono ancora piuttosto modesti.

Ma vediamo che cos'è il lavoro interinale.

Per soddisfare particolari esigenze di carattere temporaneo, le imprese possono assumere lavoratori per un periodo limitato rivolgendosi a delle agenzie (solo undici hanno ottenuto l’autorizzazione ad operare e sono quasi tutte dislocate al centro nord) che a loro volta possono assumere a tempo parziale pari alla "missione" o a tempo indeterminato lavoratori che sono "affittati" volta per volta alle imprese che hanno bisogno di lavoratori per un breve periodo. Il lavoratore è assunto dall'impresa fornitrice ma presta la propria attività, per un periodo di tempo determinato, presso l'impresa utilizzatrice, agendo sotto la direzione ed il controllo di quest'ultima.

Si viene così a creare una particolare forma di lavoro fondata sul rapporto fra tre soggetti: l'impresa utilizzatrice, l'impresa fornitrice ed il lavoratore.

Per il lavoratore e soprattutto per i disoccupati, questo tipo di lavoro, rappresenta un’occasione in più ma principalmente un modo per entrare in contatto con le aziende e acquisire diverse esperienze professionali arricchendo il proprio bagaglio di conoscenza e di formazione. Per chi è in cerca di prima occupazione ma anche per chi il lavoro l'ha perso, diventare lavoratore temporaneo vuol dire aver trovato un’occupazione temporalmente che dà gli stessi diritti (retribuzione e contributi) del lavoratore assunto a tempo pieno.

Per le imprese, invece, il lavoro interinale è uno strumento che sopperisce a situazioni d'emergenza. La necessità di sostituire un lavoratore, una commessa di lavoro superiore all’ordinario, l’esigenza d'avere particolari lavoratori specializzati solo per brevi periodi. Il lavoro a tempo non è la soluzione ideale al problema della disoccupazione ma uno strumento in più in mano ai lavoratori e alle imprese per sfruttare quella parte di domanda e d'offerta di lavoro che per la rigidità o l’assenza di regole non è stata finora utilizzata.

La legge Treu 196/97 fissa con chiarezza i casi in cui il lavoro interinale è vietato:

per le basse qualifiche professionale; per sostituire lavoratori in sciopero; nelle unità produttive in cui nei dodici mesi precedenti ci siano stati licenziamenti collettivi oppure delle quali sia in atto l'intervento della cassa integrazione; nel caso di sospensione o riduzione dell’orario; per lavori che richiedano sorveglianza medica speciale e lavori particolarmente pericolosi.

Nella stessa impresa, i lavoratori temporanei non possono superare una data percentuale rispetto al totale dei dipendenti.

Per i settori dell'agricoltura e dell'edilizia il lavoro temporaneo, potrà essere introdotto in via sperimentale dopo una contrattazione con i sindacati, individuando le aree territoriali e definendo le modalità della sperimentazione.

Le agenzie ammessi ad esercitare l’intermediazione di lavoro temporaneo dovranno sottostare a norme severissime, l'attività di fornitura di lavoro temporaneo può essere svolta solo da società (di capitali o cooperative) espressamente autorizzate dal Ministero del lavoro e che abbiano tale attività come fine esclusivo.

Inoltre è richiesto il possesso di specifici requisiti, volti a garantire la solidità economica e finanziaria dell'impresa fornitrice (un capitale sociale di almeno un miliardo di lire) nonché la sua affidabilità sul piano professionale, organizzativo e sociale, devono esercitare l'attività in un ambito territoriale non inferiore a quattro regioni e devono avere amministratori, direttori generali e dirigenti che non si sono macchiati di reati di particolare rilievo.

Sulla rappresentanza sindacale di questi lavoratori si creerà una categoria apposita che comprenderà anche l’area dei cosiddetti lavoratori "atipici" e ha già la sua prima categoria di lavoratori. È stato firmato il 5 dicembre dalle associazioni delle aziende interinale (Assointerim e Assilt-Confcommercio) e dai sindacati di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) il contratto nazionale del terziario per i dipendenti assunti direttamente dalle aziende.

Le stime sul lavoro interinale in Italia sono molto prudenti perché è difficile valutare l’impatto che il lavoro a tempo avrà sul mercato italiano. Data la novità di questa formula sindacati e aziende ragionano su frazioni di percentuale sul totale della popolazione attiva. "Nel ’98 - ha dichiarato Francesco Salvaggio, segretario generale dell’Assointerim, l’associazione che raccoglie la maggior parte d'aziende di lavoro interinale - la quota di lavoro temporaneo sarà tra lo 0,3% e lo 0,4%. Nel ’99 stimiamo di poter arrivare allo 0,8% e nel 2000 al 2 per cento". L’Assilt, associata a Confcommercio prevede invece 400mila nuovi lavoratori temporanei se le regole rispecchieranno quelle del mercato francese.

All’estero Regno Unito e Olanda guidano la classifica dei Paesi che hanno fatto più ricorso a questa forma di flessibilità è infatti del 3,31% per la Gran Bretagna e del 2,68 dell’Olanda.

Nel Regno Unito nel ’97 i dati Ciett (la più grande associazione d'aziende di lavoro a tempo) parlano di 880mila lavoratori temporanei occupati giornalmente in Gran Bretagna e 225mila in Olanda.

Le prime in Europa sono seguite a distanze più o meno ravvicinate da Francia (1,70%), Belgio (1,09%), Svizzera (0,78%), Spagna, dove il lavoro interinale è ancora all’inizio (0,50%); Germania (0,49%).

Diverso il caso di Stati Uniti e Giappone, dove il lavoro gode di una forte flessibilità in un mercato di per sé flessibile.

Sono quasi 2.800 sono le aziende di lavoro temporaneo nella sola Gran Bretagna, più di 2.600 in Germania, il che vuol dire 8mila uffici aperti su tutto il territorio inglese e 3.298 in quello tedesco e anche questo vuol dire un po’ più d'occupazione che farà nascere anche una nuova figura professionale: il selezionatore/collocatore. Da qui a quattro anni si calcola che saranno circa 2mila questi nuovi professionisti; faranno da tramite tra i lavoratori temporanei e le imprese.

Certo nel nostro Paese la disoccupazione e quella giovanile in particolare è un’emergenza sociale concentrata in determinate zone del Paese (soprattutto, ma non solo, nel Sud), ed è elevata e duratura. Il rimedio definitivo è naturalmente nello sviluppo economico ma pensiamo che il lavoro interinale potrà dare quella flessibilità alle imprese, che molte volte, pur potendo assumere non lo fanno.

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