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Patrono dei:
Etimologia:
Maurizio = dal latino figlio di
Mauro.

Emblemi:
- Lancia,
- Negro,
- Palma,
- Stendardo
Poesia
dedicata al nostro patrono
"NOSTRO
SANTO DALLA PELLE SCURA"
di
Antonio Cirigliano
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San
Maurizio era nato a
Tebe ed era capo della legione tebea che venne martirizzata durante
la decima persecuzione. Questa legione era formata da 6666 soldati,
di origine egiziana. La legione prestava servizio normalmente ai
confini orientali dell'impero, ma dovendo Massimiliano contrastare
gli attacchi dei Marcomanni, la fece trasferire in Gallia.
Quando l’esercito giunse
presso le Alpi, nella zona del Vallese, la legione ricevette un
ordine imperiale al quale non volle obbedire, due sono le versioni,
secondo una prima l'imperatore ordinò ai legionari di giurare
fedeltà all'impero sull’altare delle divinità, la seconda invece
racconta che alla legione fu chiesto di scovare i cristiani che si
nascondevano nella zona.
I soldati, che erano quasi
tutti cristiani, si rifiutarono di obbedire e l’Imperatore diede
ordine che fosse ucciso un soldato ogni dieci. Né la prima né la
seconda decimazione fece cambiare idea ai soldati. Allora
Massimiliano ordinò lo sterminio, al quale sopravvissero pochissimi
uomini, tra questi San Alessandro, Cassio, Severino, Secondo e
Licinio che ripararono in Italia. Una leggenda dice che il sangue
dei martiri fu raccolto e conservato in un vaso da San Martino. La
località in cui avvenne il martirio di San Maurizio e tutta la
legione tebana è l'odierna Saint Moritz in Svizzera |

Verso la metà del
terzo secolo Origene scriveva che le nuove reclute del cristianesimo
provenivano principalmente dai ceti popolari "tra i tessitori, i
follatori e i calzolai". Ma anche le famiglie della
borghesia
provinciale fornivano alla religione di Cristo nuovi fedeli: avvocati,
magistrati, funzionari imperiali e legionari ingrossavano le file del
cristianesimo. La presenza dei cristiani nella milizia smentiva il
sospetto che essi non fossero buoni cittadini, anche se alcuni di loro
posero l'obiezione di coscienza, quando si trattò, come nel caso di
Maurizio e compagni, appartenenti alla legione tebea, non di difendere
l'impero dai suoi nemici, ma la propria fede nell'unico Dio rifiutando un
sacrificio agli dei, equivalente all'apostasia.
La mentalità dei cristiani non poteva del resto coincidere con quella
pagana. Pur rispettosi delle leggi e leali verso l'impero, non mettevano
la patria terrena al di sopra di tutto. Un certo disinteresse per
l'estensione dell'impero fu spesso scambiato per avversione e punito con
estremo rigore. Prova ne è l'episodio che ha come protagonisti il "primicerius"
della legione tebea Maurizio, il "campidoctor" Essuperio, il
"senator militum" Candido e tutti i loro commilitoni cristiani,
sottoposti a flagellazione e poi decapitati per essersi rifiutati di
proseguire verso la Gallia in una spedizione punitiva contro i cristiani,
o (secondo un altro racconto) di sacrificare agli dei prima di muovere
contro i ribelli Bagaudi. La prima versione è desunta dalla Passio
Acaunensium martyrum, scritta dal vescovo di Lione Eucherio verso il 450.
Secondo questo racconto Maurizio e compagni appartenevano alla legione
tebea, che Massimiano Erculeo, associato al governo nel 286 come collega
dall'imperatore Diocleziano, aveva trasferito con altre truppe dall'Egitto
alla Gallia per arginare la diffusione del cristianesimo. Giunti ad
Agaunum (l'odierna St-Maurice, nel Vallese), presso Martigny, Maurizio e
compagni non vollero proseguire per una ragione assai comprensibile.
Massimiano,
dopo aver fatto somministrare ai riottosi l'umiliante flagellazione
pubblica, per decimazione, non essendo riuscito a piegarli all'obbedienza,
fece decapitare l'intera legione (un migliaio di soldati; secondo la
Passio addirittura seimila, ma si trattò più probabilmente di una
coorte). Nonostante il giudizio contrastante degli studiosi sulla Passio
scritta dal vescovo Eucherio, vi sono testimonianze molto antiche del
culto dei martiri di Agaunum, dove gli scavi compiuti nel 1893 hanno messo
in luce i resti di una primitiva basilica del IV secolo.
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