Un amore d'altri tempi
di
Angelo
Chimienti
Ionna Elisa Avigliano nacque a Nocera
Inferiore il 13 ottobre 1879 dal magistrato Antonio e dalla baronessa Silvia Falcone, di
Capracotta. Donna Elisa fu moglie di salvatore di Giacomo e nessuna biografia di donna fu
più Influenzata e quasi sublimata nella poesia da lei stessa ispirata. Alcune poesie sono
tanto intimamente legate dal poeta alla persona di Elisa Avigliano che servono a scoprire
dell'artista, svolte, crisi dolorose e passioni cocenti perché Di Giacomo, dell'amore
umano capì tutto e soffri tutto; da poeta ma anche da estraneo.
Si conobbero nel 1905, quando Di Giacomo aveva 45 anni ed Elisa era nel fiore dei suoi 26
anni. Lei stava preparando la tesi di magistero sulla lirica del Di Giacomo.
Elegantissima, alta, bruna, sorridente, snella, comincia con qualche timida cartolina, poi
con lettere più lunghe, quella passione capricciosa della signorina della buona borghesia
per Il poeta. E' tutto tormentato e segreto e le inibizioni della morale e del costume
tipico dell'epoca romantica mescolato con le velleità modernistiche della ragazza danno
un'impronta particolare all'epistolario.
Don Salvatore gradì le attenzioni e cominciò all'inizio a donarle del pacchetti di
foglietti quadrati di 6 centimetri di lato. Donna Elisa nel ringraziare per i fogli,
promise che non avrebbe mai scritto che parole buone e serene e non li avrebbe mai
macchiati con parole violente e tristi.
L'epistolario, fatto di tenerezze e di tormenti arriva dopo alcuni anni al punto dolente
dell'amore fra Elisa e Salvatore.
In quel tempo il "vero amore" era quello che si reggeva su un letto di spine,
con le incertezze, quando non esistevano in realtà, tradimenti e perfidie. L'idillio
prima del matrimonio durò 13 anni ed insieme furono innamorati "ntussecusi" ed
irragionevoli. Salvatore ossessivo nella sua poetica dolente o fantasiosa; Elisa, donna
tormentata, riflessiva e concreta. La poesia poi, faceva il resto e della onestissima
Elisa il poeta gelosissimo vagheggiava tradimenti e situazioni irreali che servivano solo
in parte a placare il desiderio insoddisfatto di possesso.
Don Salvatore cercò di coinvolgere nel suoi interessi Elisa e per lungo tempo la portò
con sé attraverso vicoli e "camminate" a caccia di ispirazioni e di luoghi
della sua Napoli ma Elisa non capì e forse non gradì e queste passeggiate platoniche
furono quasi sempre mute, raramente serene e sempre alimentate dalle diverse e
contrastanti gelosie. Pure questo amore peripatetico consentiva ad Elisa di assistere alla
nascita di tanti gioielli poetici che vedevano lei come ispiratrice. Tutte le liriche
erano permeate dalla gelosia, dall'insoddisfazione e dalla sofferenza che li porta di
comune accordo a lasciarsi.
Cercano allora di attuare il proposito, si evitano, vogliono dimenticarsi, si fanno del
loro amore un'immagine esatta, cioè un tormento volontario e inguaribile, che viene
alimentato dal comportamento ombroso, ostinato e lunatico di lui, contrapposto alla
giovinezza ed alla passionalità di lei. La madre di Salvatore e la sorella nubile e
deforme sono nettamente contrarie al matrimonio.
I 19 anni di differenza tra lui e lei, la passionalità della signorina che poteva
apparire se non di moralità, certamente di costumi e modi troppo liberi erano un buon
argomento per le donne di casa Di Giacomo per ostacolare il matrimonio. Il visino di
vespa, i grandi capelli ed i mughetti o le scandalose rose rosse sul petto peggioravano
tutto: il fatto stesso che Elisa potesse viaggiare sola, senza accompagnamento, per
l'epoca era veramente molto.
Anche a Roma per gli esami di Magistero e poi a Lagonegro dove ebbe la prima cattedra di
insegnante si recò sola dando un'immagine che non prometteva nulla di buono. Madre e
sorella di Salvatore alimentarono la sua gelosia.
Di Giacomo anche nell'età matura era molto bello. Poeta, corteggiatissimo, malinconico,
pur corteggiato apertamente da molte belle donne non cedette mai ed amò solo Elisa ma a
modo suo.
Lettere, lettere, lettere .....
A Lagonegro Elisa arrivò il 9 ottobre 1912, destinata alle Magistrali. Fu un periodo
amaro e tormentato che vide Salvatore Indifferente a quei coinvolgimenti che Elisa tentava
descrivendogli la vita del paesino lucano. Elisa lo invita continuamente a recarsi a
Lagonegro, anche per riposarsi ma Salvatore in due anni si spinge solo fino a Benevento.
E' lei che lo desidera, lo segue ed è costretta, per resistere, a tener chiuso in un
cassetto il ritratto dei suo Salvatore. Gli descrive tutto, ambiente, amicizie, usanze:
gli manda pure alcune fotografie e continua a nutrire la speranza di vedere Salvatore
qualche volta all'improvviso.
Nelle lettere non vi è solo la cronaca minuta della vita di Elisa ma spesso, ci sono
anche i cedimenti passionale che cercano di vincere le convenzioni e soprattutto le
ritrosie del poeta. Il 2 aprile 1913 da Lagonegro Elisa gli scrive " ... che importa
soffrire, anche quando io soffro vicina a te sono contenta".
Qualche giorno dopo "Mio Salvatore" scrive Elisa, "la mia anima è sempre
come un cielo ora annuvolato ora luminoso su cui rapidamente si avvicendano sole e nubi e
devo ripeterti, ancora una volta, che il buono ed il cattivo tempo lo fai unicamente tu.
Fra otto giorni saremo insieme ed io rivedrò i tuoi occhi luminosi e carezzerò le tue
mani forti e buone. Addio, a rivederci, non dirmi matta: pensa che il mio bene è grande e
che è fatto di tante gioie, e anche di tanti tormenti, ma che non muta e non
finisce mai... Non dirmi ingrata, dimmi una donna combattuta e tormentata da tanti
pensieri e prenditi i più forti baci dalla tua Elisa". In un'altra lettera da
Lagonegro Elisa si scaglia contro la poesia che è la sua prima rivale, poi contro le
artiste di teatro che corteggiano il suo Salvatore e fumano le sigarette. Si susseguono da
Lagonegro gli adii "definitivi", le drammatiche lettere di accuse e di cocente
gelosia anche verso gli amici che potrebbero allontanare dl più il suo Salvatore |



Salvatore Di Giacomo

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