Compagnia Teatrale Amatoriale SPEs - Le Stupefacenti Pecore Elettriche  
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Teatro

Opere rappresentate dalla compagnia:
 
 

Trappola per Topi
di
Agatha Christie

Per vedere alcune immagini della "prima" rappresentata il 18 settembre 1999  fai click qui
 
Personaggi ed interpreti:
Mollie Ralston: Paola De Marinis
Giles Ralston, suo marito: Antonio Andriollo
Christopher Wren: Paolo Demo
Signora Boyle: Lisa Frison
Maggiore Metcalf: Alessandro Carraro
Signorina Casewell: Elena Basso
Signor Paravicini: Paolo Fabian
Sergente Trotter: Sergio Basso
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Singolare opera di teatro-giallo, "Trappola per Topi" di Agatha Christie, è ambientata nella locanda di Castel del Frate di cui gli inesperti cognugi Ralston hanno appena rilevato la gestione. Una tormenta di neve isola la locanda con i suoi stravaganti ospiti costretti ad affrontare una drammatica avventura. Prima che le comunicazioni siano definitivamente interrotte, la polizia riesce ad inviare sul posto un suo agente: il sergente Trotter. Il quale informa gli sbigottiti clienti che tra di loro si nasconde un assassino psicopatico che ha già colpito a Londra.
Ma chi è il colpevole? Ciascuno dei presenti sembra avere qualcosa da nascondere: un passato ambiguo o qualche segreto inconfessabile legato ad un terribile fatto di sangue accaduto parecchi anni prima. Sarà proprio Trotter che si farà carico di individuare l'omicida prima che possa colpire ancora. Ma le cose non sembrano andare nel verso giusto...
L'azione è ambientata nella sala principale della locanda di Castel del Frate. L'arredamento è in stile tipicamente inglese, con un caldo caminetto sulla destra, un tavolo frattino, delle comode poltrone ed un divano. Sulla parete di fondo un'ampia vetrata permette di vedere l'esterno. Numerosi accessori completano la scena.
 
 

Mi è caduta una cavalla nel letto
Commedia brillante in 2 atti
di
Augusto Bonardi

Per vedere alcune immagini della commedia fai click qui
 
Personaggi ed interpreti:
Aristide Robotti, possidente: Loris Zanotto
Rosina, cameriera di casa Robotti: Paola De Marinis
Fosca, chiromante: Lisa Frison
Ombretta Robotti, sorella di Aristide: Serena Zanotto
Giuseppe Casati, spasimante: Stefano Poletto
Click qui per vedere altre foto della commedia

Mi è caduta una cavalla nel letto” è la classica situation comedy, una commedia in cui personaggi e scene sono create ad arte per suscitare l’ilarità dello spettatore.
Aristide Robotti, possidente, desidera in tutti i modi due cose:
-  liberarsi della cavalla che da un po’ di tempo gli crea problemi
-  far sposare l’arcigna sorella
Ma c’è un inconveniente: sia la cavalla sia la sorella portano lo stesso nome. Allorché Giuseppe Casati (Peppino per gli amici), ricco ereditiero, si presenta a chiedere la mano della sorella d’Aristide si crea il primo di una serie di simpatici equivoci…
 
 

Thriller
Sketch

Personaggi ed interpreti:
Lui: Luigi Ferraro
Lei: Cinzia Moro

Divertente commedia breve che si dipana tutta in un'unica scena. E' notte ed infuria un temporale, un uomo si aggira disorientato per la strada. Sembra impaurito e continua a guardarsi alle spalle. Finalmente trova una cabina telefonica... In quel momento compare sulla scena una donna misteriosa...
I due protagonisti scopriranno in breve di essere coinvolti in una situazione drammatica ed al tempo stesso grottesca.
 
 

La Guerra di Martin
ovvero
l'intelligenza della stupidità
Surreal-commedia in due atti di Francesco Silvestri

Personaggi ed interpreti:
Martìn Senzasperanza: Sergio Basso
Ario il disertore: Stefano Poletto
Generale Scorfi: Luigi Ferraro
Signora Morte: Elena Basso
Reclutatore: Loris Zanotto
Baronessa Fronzoli: Lisa Frison
Ragazza Sordomuta: Erika Seraiotto
Ciucio: Paolo Fabian
Soldati: Paolo Fabian e Alessandro Carraro
Bimba: Alessia
Venditrici e coriste: Paola, Chiara, Alessandra, Giulia, Caterina, Michela

Musici: Eugenio Caravenghi (violino), Paolo Demo (chitarra)
 
 

Ma se giungono i cantori e i danzatori e suonatori di flauto,
comperate i doni che anche loro recano.
Poichè anch'essi raccolgono frutti e incensi
e ciò che offrono, seppure fatto della materia dei sogni,
è ornamento e cibo per l'anima vostra.
Kahlil Gibran
Non si può assistere alla rappresentazione de "La Guerra di Martìn", pièce teatrale composta nel 1986 da Francesco Silvestri, senza lasciarsi coinvolgere da una vigorosa, corroborante, fanciullesca voglia di giocare. Voglia di giocare che permea tutte le componenti di questa "surreal-commedia": dall'impianto della vicenda, dai dialoghi, dalla presentazione dei personaggi, dalle musiche e dalla realizzazione scenografica, nonché dall'argomento e dalle immagini fantastiche.
Certo, il titolo dell'opera non promette nulla di ludico. La vicenda ha infatti come sfondo una guerra quale non si è mai registrata sui libri di storia: come ci riferiscono i comunicati di guerra trasmessi da una radio lontana all'apertura del sipario, essa si protrae da decenni ed è di portata così "mondiale" che ha praticamente spaccato il nostro pianeta in due emisferi nemici. Spaventoso, troppo spaventoso per essere vero. Ma le guerre storicamente combattute per interessi nazionali o in nome di una qualche ideologia sono forse più ragionevoli o meno crudeli? La finzione è più tragica della realtà soltanto in apparenza. E' vero, può sembrare paradossale e dissacrante ridere e scherzare tra il crepitio delle armi da fuoco ed il fischiare delle bombe, la verità della guerra è certamente molto più paradossale e dissacrante dei lazzi di un dissociato mentale, peraltro giustificato da un "certificato di scemenza" di quanto mai imprecisata lunghezza ("lungo così!"). Il surrealismo delle immagini e delle situazioni contribuiscono a mettere in luce le contraddizioni sia di questo sia di tutti i conflitti passati e futuri. Martìn, il protagonista, da bravo "scemo legale", parla con se stesso, non riconosce alcuna autorità o gerarchia e avvicina indifferentemente, con sfrontato ed impertinente coraggio, il Generale Scorfi, roboante millantatore in divisa militare, e la sofisticata, anche se un tantino materna, Signora Morte; un emerito idiota, non c'è che dire, in grado comunque di ironizzare l'inconsistente logica della guerra: "Niente domande! Siamo in guerra ed ognuno combatte a modo proprio!". E' davvero la fine di quel raziocinio che, secondo le teorie più ottimistiche, dovrebbe caratterizzare l'essere umano. O, per meglio dire, sarebbe la fine se non fosse per quella capacità o quella voglia di lasciarsi andare al mondo delle emozioni e dei sentimenti autentici che può cogliere, anche inaspettatamente, qualsiasi uomo, per quanto efferate possano essere le sue azioni. Nella sua personalissima battaglia contro la guerra, Martìn si prodiga per restituire ad alcuni personaggi oggetti legati all'infanzia e ai ricordi: cianfrusaglie che aiutano a ritrovare l'innocenza perduta senza attaccarsi al passato, ma superando lo squallore del presente per entrare in una dimensione più autentica e più umana. Infatti, la cartolina della città natale del facinoroso Generalissimo sarà solo un espediente escogitato dal furbo militesente per conquistare un attimo di tregua, ma l'armonica del giovane disertore Ario segna la prima fase dalla sua evoluzione verso una dignitosa "scemenza legale"; un cavalluccio di legno illumina la mente del Reclutatore che non starà più alle dipendenze della Signora Morte, bolle di sapone e carta igienica faranno sorridere una Ragazza Sordomuta. A tutti il "buon saggio Martin" regala qualche briciola di felicità: amico della gente semplice e delle venditrici del mercato allegre canterine, incarna l'unica manifestazione di bellezza e di gioia agli occhi di una bimba la cui infanzia è stata rovinata dagli orrori della guerra; stimola la voglia di libertà di un ciuco che smette di fare il quadrupede e scappa in posizione eretta; concede un galante baciamano ad una Baronessa svampita, un pò equivoca o forse solo alienata da qualche indicibile atrocità.
"La Guerra di Martìn" è fondamentalmente un messaggio di speranza, o di "spes" in latino, per alludere all'acronimo ricavato dal nome della compagnia che ha lavorato per rappresentare l'opera di Silvestri. Speranza che non deve perdere mordente neppure quando si è "faccia a faccia con la Morte!".
Non ci vorrano molte battute per capire che in fondo Martìn tanto stupido non è. La sua è "l'intelligenza della stupidità", come dice il sottotitolo, che mette fuori combattimento la stupidità dell'intelligenza, giocando con una mimica da clown e con una retorica da grande istrione. Questo spaventapasseri di professione non è nemmeno lontano parente di Fantozzi. A buon diritto appartiene, come Forrest Gump, alla categoria dei vincenti. Con buona pace di chi ha totalizzato un elevato quoziente d'intelligenza.
 
 
 
 
 
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