Stalin

Stalin
900 in Europa 900 in Italia Grande Guerra Rivoluzione russa fascismo Fascismo in Italia dittature e democrazie seconda guerra Il mondo diviso

profcarvelli@tiscalinet.it   torna a scacchi e scuola    vai a storia moderna

Home
Weimar
inflaz. e democrazia
nazismo
Germania sopra tutto
dottrina nazista
fronde di quercia
terzo reich
altri regimi
Francia e Inghilterra
Stati Uniti
metropoli americ.
crisi del 29
Roosvelt e il new deal
Stalin
stalinismo
econ. di piano
guerra di Spagna
patto Molotov

Stalin 

1) L’industrializzazione dell’unione sovietica

Una volta conquistato il potere assoluto al vertice della Russia sovietica, Stalin utilizzò immense risorse per realizzare lo sviluppo industriale del paese.

Con una serie di programmi, ciascuno della durata di cinque anni, che tutti erano obbligati a obbedire, egli impose pesantissimi sacrifici al popolo russo, ma fece costruire colossali fabbriche siderurgiche, metallurgiche e meccaniche, enormi dighe, nuove linee ferroviarie, nonché una vasta rete di industrie produttrici di armi. Tutto ciò venne realizzato sfruttando al massimo le risorse minerarie e petrolifere del paese. Con le esportazioni di minerali e petrolio furono coperti gli alti costi dell’industrializzazione.

Il progetto di Stalin ebbe successo. Nel periodo che precede la seconda guerra mondiale la produzione sovietica fece enormi passi in avanti.

Tuttavia la scelta di costruire a tappe forzate un’industria pesante di grandi dimensioni fu pagata dal popolo russo con un livello di consumi che rimase molto basso.

La distribuzione dei prodotti non fu mai organizzata in modo da raggiungere tutti i consumatori, cioè gli stessi lavoratori sovietici.

2) La distruzione della proprietà contadina

All’imponente sviluppo dell’industria sovietica corrispose una crisi gravissima nell’agricoltura, settore nel quale 800.000 Kulaki, proprietari di aziende agricole di varie dimensioni, piccole o medio- piccole, realizzavano da soli circa il 47% della produzione agricola sovietica. Nel 1930 Stalin considerò concluso il periodo della Nuova Politica Economica e volle realizzare nel mondo contadino la completa collettivizzazione delle terre. Egli riteneva, in questo modo:

da un lato di realizzare pienamente il comunismo eliminando la più larga fascia di proprietà privata che era rimasta;

dall’altro di poter confiscare le ricchezze accumulate dai Kulaki, relativamente benestanti, impiegandole per finanziare l’industrializzazione. Dimostrò, tuttavia, di non conoscere le emozioni, gli istinti e i sentimenti del mondo contadino russo. I Kulaki si opposero in ogni modo ai provvedimenti con cui lo Stato sovietico requisiva le loro proprietà agricole e persino i loro capi di bestiame. Gli animali, spesso, vennero macellati e venduti clandestinamente; le attrezzature, le sementi e i risparmi in denaro venivano nascosti. Le terre non furono più coltivate, e ciò provocò una forte penuria di viveri in tutta l’Unione Sovietica. La reazione di Stalin fu terribile. Centinaia di migliaia di Kulaki e di loro familiari furono uccisi, almeno 250.000 famiglie furono deportate nei campi di lavoro della Siberia e della Russia settentrionale, molte altre furono disperse. Nel 1936 la classe dei Kulaki era praticamente sparita. Le terre dell’Unione Sovietica erano ormai tutte di proprietà collettiva, divise fra aziende cooperative (Kolkhoz) e aziende statali (sovchoz). La produzione, tuttavia, rimase poco soddisfacente, tanto che nel 1939 era ancora inferiore a quella del 1913. I contadini infatti avevano reagito alla collettivizzazione forzata delle terre con lo scarso impegno nel lavoro e sviluppando un mercato clandestino dei prodotti, il mercato nero, che continuò a funzionare anche dopo la seconda guerra mondiale. Infine venne raggiunto un compromesso: ai membri del Kolkhoz fu consentito di allevare in proprio alcuni animali e di coltivare piccoli appezzamenti di terra, in cui i prodotti potevano essere messi in vendita privatamente.

torna all'indice del capitolo