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uando si parla dei nuovi standard per la trasmissione
da satellite o terrestre, quando si parla di nuovi supporti (DVD) oppure
di nuovi standard per la videoregistrazione (DV) fa sempre più capolino
una sigla: che è “CCIR 601”. Questa sigla è una specie di
riferimento, una pietra miliare con cui si paragonano i vari risultati
ottenuti: a volte si accettano dei compromessi su dei parametri “rispetto
alle norme CCIR-601”, e a volte si tende ad arrivare a certi risultati
“per essere dentro nei parametri CCIR 601”. Il CCIR è un organismo
internazionale che ha definito tra l’altro la struttura del segnale televisivo
che sta alla base del PAL. Per inciso, ricordiamo che di per sè
lo standard PAL si riferisce alla sola codifica del colore. Il suo nome
sta per “phase alternation line = linee a fase alternata) ed è un
sistema di codifica contrapposto al SECAM (sequentielle à memoire,
ovvero un sistema sequenziale).
Ma sia il PAL che il SECAM per quel che riguarda l’immagine di base (per capirci, quella in bianco e nero) si basano sulle norme CCIR. Quindi, il CCIR ha determinato che nell’immagine televisiva ( e quindi anche videoregistrata) vi devono essere 625 linee verticali, un disegno interallacciato, 25 semiquadri al secondo, eccetera eccetera. Questi parametri hanno costituito un limite invalicabile e invalicato per decenni: tutti i cambiamenti e le innovazioni hanno seguito scrupolosamente le norme CCIR. Con l’affacciarsi della tecnica digitale, alcuni di questi parametri sono andati del tutto in crisi. Ad esempio, la risoluzione verticale era del tutto intoccabile, perchè le righe con cui è composto lo schermo televisivo sono riportate dentro il segnale analogico una dietro l’altra: prima la riga 1, subito dopo la riga 3, poi la riga 5.... |
E'
probabile che con l'avvento dello
standard digitale, tutti si possa avere in casa la qualità d'immagine ora riservata agli studi televisivi. E se il mezzo (es. la connessione telefonica) non lo consente? Vi sono delle opzioni " a scalare"... |
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L'immagine
video è una classica immagine "serializzata" in un segnale elettronico.
Nella telecamera vi è un dispositivo che "scandisce" l'immagine
una riga dopo l'altra, e registra la luminosità che incontra istante
dopo istante.
Sopra, si vede che il dispositivo ha rilevato sulla riga 1 un aumento di luminosità più o meno in mezzo (osservate che è riportato sotto, in 1) nella riga 3 ne ha rilevati due (osservate la variazione sotto...) eccetera. La scansione avviene in due tempi: prima si leggono le righe dispari e poi quelle pari (la 2, la 4, la 6...) Osservate che il segnale video ottenuto corrisponde punto dopo punto alla luminosità incontrata, e che le singole righe vengono messe una a fianco dell'altra: il segnale elettronico è così continuo: finito quello della riga 2 inizia quello della riga 4, e così via...
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Ripassiamo
velocemente come funziona la digitalizzazione (Si faccia riferimento all'immagine
qui a fianco).
Vi è un segnale che corrisponde alla luminosità Non vi devono essere per forza solo due livelli di luminosità , vi possono essere diversi livelli di grigio. Su questo segnale vengono effettuate delle misurazioni, come in b. LA
FREQUENZA
Il numero di misurazioni è espresso in Hz: 100 Hz significa 100 misurazioni al secondo, 12MHz significa 12 milioni di misure al secondo. Che valore trasportano queste misurazioni? La luminosità dell'immagine. Notate nella figura più sotto come ad ogni livello di luminosità si possa dare un numero (in bianco). LA PROFONDITA' E che numero si dà nella realtà ad ogni valore? Dipende da quanti "numeri" si hanno disposizione. Se per ciascuna misurazione si possono usare 8 bit , si possono trasportare come numero massimo tutte le combinazioni possibili di otto bit, ovvero 8 elevato a 8= 255 livelli. Più il livello zero, fanno 256 livelli di grigio. Se si esamina l'immagine con pochi livelli, non si possono misurare le sfumature: un livello dev'essere reso uguale a quello più vicino. Ma se si usano più bit (es. 10 al posto di 8) aumenta la massa di dati da trasportare. |
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| --------------------------------------------------- | Una volta composto il primo semiquadro, nel segnale
vi è la riga 2, la 4 , la 6 e così via. Con questo segnale
continuo in cui una riga segue la successiva, voi comprendete che non è
possibile -ad esempio- immettere a casaccio delle righe in più o
in meno, perchè non solo deborderebbero nello schermo successivo
o inserirebbero parte di un’immagine estranea nello schermo precedente,
ma si altererebbe l’interallacciamento; ovvero, ci sarebbero alcune righe
di una immagine in una schermata, altre righe della stessa immagine (ad
esempio, le dispari) in un’altra schermata, tra una riga e l’altra di una
immagine vi sarebbero le righe di un’altra immagine... La definizione verticale
dev’essere scandita con dei tempi rigorosissimi: un millisecondo di ritardo
o di anticipo porterebbe ad una immagine del tutto intellegibile.
UN PUNTO DA CHIARIRE
La tipica risoluzione del PAL è definita
dalle sue linee verticali, che sono e devono essere necessariamente (come
detto nel testo) 625. La risoluzione nell’ambito orizzontale è invece
libera, in quanto nel segnale vi possono essere più o meno dati
per ogni riga: la riga può insomma essere composta da due, dieci
o seicento variazioni di luminosità, mentre il numero di righe per
immagine dev’essere per forza costante.
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Le risoluzioni digitali non hanno questi tempi
morti (o meglio, questi tempi morti vengono aggiunti quando si crea un
segnale compatibile analogico, ma non sono “dentro”, propri dell’immagine
che si va a digitalizzare o che si trasporta digitalizzata).
Lo standard CCIR guarda sia alle regioni europee che hanno oggi delle immagini con una frequenza più bassa (25 immagini al secondo) ma con risoluzione più alta (625 linee verticali) sia a quelle di area NTSC, caratterizzate da una risoluzione più bassa ma da una frequenza più elevata (30 Hz). Si hanno dunque due strutture tipiche: la prima a 576 punti di risoluzione verticale e 720 di orizzontale, e la seconda con 487 punti in verticale e 720 in orizzontale. Si diceva che nel digitale è molto facile convertire le varie risoluzioni, ed ecco infatti che l'immagine digitale ha una serie di varianti che sono ormai molto diffuse. La più famosa è quella di 480 x 640 punti, tipica di certi formati per computer. Ma la risoluzione verticale diviene critica se si pensa di andare sul formato 16:9 (più largo) e quindi non si "tiene" più lo stesso rapporto base/altezza. In questo caso è bene incrementare la risoluzione orizzontale. Vi è dunque una prima proposta per una risoluzione verticale di 480 punti. La risoluzione orizzontale raccomandabile sarebbe di 640 punti. Ma qui si è preferito adottare una quantità di dati maggiore, e andare a 704 punti. PRIMA OPZIONE: Quindi, l'opzione prevede una prima opzione con cadenza 30 Hz e 704 x 480 punti di risoluzione. Si sono proposti tuttavia degli standard che rispondono o meno alla normativa CCIR 601, e che possono essere molto interessanti per vari utilizzi pratici. 1 proposta Può essere definita come “ 325 x 480 x 25 Hz, non interallacciati”. E' un "mezzo CCIR" ed è usata per l'MPEG-1, immagini di bassa qualità. L’immagine offerta da questo standard viene giudicata da qualcuno simile a quella ottenuta dal nastro VHS. Si riesce ad avere una immagine mediocre ma trasportabile con un flusso di dati relativamente basso. Codificata in MPEG si può arrivare ad un flusso di 2Mbit/secondo. Questa opzione è utile per la trasmissione di programmi quando la banda diviene molto critica o il supporto tiene pochi dati (il CD-rom). SECONDA OPZIONE. Altra proposta; la risoluzione diviene quella
dello standard CCIR 601 (720 x 480 x 30 imm/sec) che può essere
compressa in MPEG fino ad occupare un flusso di 15 M Mb/secondo.
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