Un ipogeo fuori le mura di Citerna
di Paolo Chiasserini
Il fascino di scoprire testimonianze del passaggio di antenati sullo stesso suolo che quotidianamente calpestiamo è stato il collante che ha unito alcune persone a formare ufficialmente il Gruppo Ricerche Archeologiche Citernese (GRAC).
Questo Gruppo ha individuato, e segnalato alle autorità competenti, numerosi siti che hanno conservato testimonianze del passaggio di varie popolazioni succedutesi nel corso dei secoli sul nostro territorio; in questa occasione prenderemo in considerazione un ipogeo che si trova appena fuori della porta Romana di Citerna e che a detta di alcuni anziani del luogo, anticamente era linizio di un cunicolo percorribile fino al Monte Santo, dalla parte opposta del paese.
Il complesso consta di due corpi non coevi, uniti tra di loro da un passaggio discendente di circa 40 gradi; per rendere più comprensibile la descrizione, si è provveduto a realizzare una pianta, un prospetto frontale ed uno laterale riportati nelle fig. 1, 2 e 3.
Cominceremo a descrivere la parte più moderna che potrebbe essere stata scavata in qualche secolo del medioevo per scopi abitativi o altro; allo stato attuale non è possibile proporre una data perché non si sono trovate tracce di manufatti ne, tantomeno, notizie darchivio.
Questo primo corpo ipogeo presenta allingresso un corridoio trasversale che, verso sinistra, conduce ad una "cisterna" di forma quadrangolare di circa due metri per due, profonda circa due metri e mezzo, murata a mattoni ed intonacata, alla quale si può attingere anche dallesterno, tramite una finestrella, verso destra scende, forse con degli scalini, di circa 40 gradi, per raggiungere la parte più antica di cui tratteremo più avanti.
Di fronte allingresso si aprono due piccoli vani, disposti a forma di "L", che originariamente dovevano essere chiusi con porte, dato che sulle pareti laterali sono ancora visibili i fori per lalloggiamento di cardini o paletti; le dimensioni dei vani sono talmente ridotte che è arduo pensare ad in uso abitativo anche se uno dei due vani potrebbe contenere una o, al massimo due, persone sdraiate.
In questo primo corpo ipogeo non sono stati eseguiti lavori di ripulitura se non nel corridoio discendente che, al momento della scoperta, era completamente ostruito da detriti provocati da parziali crolli della volta, la cui stabilità è, nella zona del corridoio, piuttosto precaria a causa di una grossa lente sabbiosa inserita nel conglomerato pliocenico.
In merito allo scopo della costruzione della cisterna si può pensare allapprovvigionamento idrico per uso abitativo, ma, visto che attualmente nella zona non esistono sorgenti dacqua, non sono stati individuati cunicoli di adduzione o altro e che, al contrario, la zona si presenta piuttosto asciutta, si può pensare ad un silos che, opportunamente rivestito con paglia, poteva fungere da contenitore di granaglie, nel qual caso dovremmo parlare di granaio e non di cisterna.
E difficile ipotizzare con certezza luso di questo primo corpo ipogeo, anche se esistono solo due possibilità : o per abitazione di persone o per ricovero di animali domestici.
Passiamo ora ad esaminare la parte che riteniamo più antica, il cui ingresso originale dovrebbe trovarsi a circa due metri dallattuale suolo e che, al momento della scoperta, era completamente celato alla vista, vi si è potuto accedere solo dopo aver parzialmente ripulito la parte in discesa del primo corridoio trasversale.
Appena penetrati in questa seconda parte si è notata subito una notevole differenza nella tecnica di scavo, nella cura delle linee e nella protezione delle pareti, realizzata con un sottile strato di argilla decantata applicata a pennello.
La parte visibile di questo secondo corpo, inizialmente, era circa la metà del corridoio che si inoltra verso linterno della collina con andamento discendente di circa 15 gradi e che era completamente riempito di detriti scivolati dal corridoio di accesso.
Dopo un attento esame della solidità della struttura, si è cominciata lopera di asportazione dei detriti per cercare di capire un po meglio la grotta che avevamo davanti; dopo pochi secchi di terra ci è apparso un muretto costruito con ciottoli e frammenti di mattoni legati con calce per chiudere lingresso originario, cosi da impedire la caduta di detriti dallesterno.
Per agevolare il trasporto allesterno del materiale di riempimento, abbiamo aperto una piccola breccia nel suddetto muretto, dopo aver abbassato il piano di calpestio esterno di un buon mezzo metro, creando così una specie di scivolo su cui poteva scorrere un apposito contenitore che veniva tirato fuori con laiuto di corde.
Fin dallinizio ci si rese subito conto della enorme quantità del materiale da movimentare, ma la voglia di scoprire cosa ci celava dentro le viscere della terra, ci permise di trovare dentro di noi la voglia e il tempo di organizzare numerose giornate di lavoro, normalmente si operava la domenica mattina, durante le quali, con laiuto di amici, abbiamo portato fuori diversi metri cubi di terriccio che veniva accuratamente controllato per recuperare eventuali cocci o altro materiale interessante.
Sulla sinistra, appena entrati, si è notata una piccola nicchia con incavi laterali che ricorda una specie di credenza; esistono anche delle scanalature entro cui potevano essere inserite delle assi di legno a formare dei ripiani.
Per tutta la lunghezza del corridoio principale, fino ad un livello di poco inferiore ad un metro dalla volta di fondo, il riempimento era costituito da terriccio, ghiaia, frammenti di mattoni, ecc.; successivamente il riempimento era formato da numerosissimi strati di limo argilloso di spessore variabile dal millimetro a circa un centimetro, allinterno dei quali non è stata rinvenuta nessuna traccia di manufatti, ne di materiali organici.
Lo scavo effettuato fino ad oggi ha messo in luce un corridoio discendete di circa 15 gradi lungo, dal muretto dingresso, circa 11,50 metri, largo 1,40 metri, di altezza non ancora individuata, dove si aprono contrapposte due nicchie lunghe 1,70 e profonde 0,70, entrambe con una specie di sedile; dopo le nicchie, il camminamento piega verso destra con un angolo di poco inferiore ai 90 gradi e prosegue per circa 4 metri, con un angolo discendente di circa 40 gradi.
Trovare la parete di fondo al termine di questa discesa è stata una sorpresa, ci aspettavamo di trovare almeno un vano con pavimentazione orizzontale, invece, approfondendo lo scavo abbiamo trovato gradini terminanti con la parete, modellati approssimativamente nel conglomerato pliocenico.
Nel concludere la descrizione di questo secondo ipogeo, si deve menzionare una specie di canaletta modellata sulla volta che, partendo dallesterno con una profondità di circa dieci centimetri, arriva circa alla metà del corridoio principale, dove raggiunge lo zero con andamento lineare.
Lingresso originale di questo ipogeo più antico è ricavato allinterno di una grotta più grande profonda circa un metro.
Terminata la descrizione di questo manufatto, viene da chiedersi perché sia stato costruito: allinizio pensavamo potesse trattarsi di un ipogeo etrusco, come ne esistono numerosi in Toscana e Lazio, senza trascurare quello famoso dei Volumni a Perugia, poi si è pensato ad una specie di pozzo sacro, come quelli esistenti in Sardegna, ma nessuna delle ipotesi sembra reggere ad un esame critico.
Questi manufatti sono stati visitati anche da persone altamente qualificate che, purtroppo, non hanno ne confermato ne smentito le ipotesi già fatte, ma soprattutto non ne hanno formulate di nuove.
Per concludere è doveroso segnalare che, durante lavori di allargamento di una stradicciola a destra della strada che, da Citerna, conduce al cimitero di Monterchi, è venuto alla luce il profilo di un altra grotta completamente riempita da strati di limo argilloso che fa pensare a qualcosa di molto simile al nostro ipogeo più antico.