BENI ARTISTICI E CULTURALI

LE MURA DI CITTA' DI CASTELLO

a cura di Maria Sensi

L’Associazione da tempo sta promuovendo un’azione di sollecito presso le autorità competenti

per la salvaguardia delle mura.

Il 6 luglio 1999 ha scritto al sindaco di Città di Castello Adolfo Orsini e agli organi di stampa; il 28 dicembre 1999 una rappresentanza è stata ricevuta dal primo cittadino. In tale sede l’Associazione gli ha consegnato la lettera del 16 dicembre 1999 (inviata anche al Soprintendente ai Beni A.A.A.S. di Perugia, ( arch. Costantino Centroni ) in cui segnalava le necessità di intervento prioritario a tutela dei beni artistici e culturali della città, tra cui le mura.

Le mura presso il viale Diaz

Per l’Associazione sono prioritari i seguenti interventi:

- restauro (cicli di manutenzione programmata) previ accordi con la Soprintendenza, per la designazione di ditte idonee a realizzare i vari interventi;

- tutela e miglioria dei residui spazi verdi, con conservazione delle restanti fosse; è auspicabile non si verifichino interventi di urbanizzazione e cementificazione, a nostro parere del tutto ingiustificabili;

 

Tratto delle mura presso il cassero  Stato delle mura presso il cassero

Il complesso delle mura, che ha un rilevante valore storico ed artistico e che, pur avendo subito gravi menomazioni dalla fine dell’Ottocento ad oggi, conserva ancora elementi di continuità non comunemente rilevabili in organismi di analogo sviluppo, versa infatti in uno stato di conservazione assai precario.

Parte a nord del cassero (Scale mobili) 

Nell’apprendere che il Comune si è attivato per accedere a finanziamenti finalizzati al recupero del complesso delle mura e, contemporaneamente, nel constatare il loro sempre più rapido deterioramento, l’Associazione ha invitato l’Amministrazione a procedere con la massima sollecitudine, dando la priorità all’esecuzione degli interventi necessari sui tratti che sembrano correre i maggiori rischi di danno irreversibile, in particolare in corrispondenza del giardino del Cassero, della porzione fra il Cassero e piazza Porta San Florido, dei tratti prospicienti l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e prossimi al Liceo Classico.

Porta S. Florido con le mura ancora intatte (Luglio 1901) Abbattimento delle mura nell'immediato dopoguerra (1946).

Allo stesso tempo, pur nella gravità e urgenza della situazione, chiediamo che venga usata la massima accortezza nell’attuazione degli interventi, ritenendo che anche quelli più minuti, come la semplice ripulitura dalle erbe infestanti, non possano essere condotti in assenza di un’adeguata guida tecnico-scientifica e vengano compresi nell’ambito di un piano di interventi di manutenzione ordinaria, programmata e periodica.

Città di Castello e le sue mura nel 1600

L’Associazione ritiene inoltre che un’efficace opera di tutela, recupero e valorizzazione non possa prescindere da una corretta azione su tutto il contesto spaziale delle mura e quindi sull’utilizzazione delle aree poste all’interno e all’esterno della cinta muraria, comprendenti quantomeno i pomeri e le aree originariamente occupate dall’antico fossato. Al riguardo abbiamo constatato con rammarico l’ulteriore erosione di una delle porzioni residue della fascia esterna circostante le mura, avvenuta ancora a vantaggio di un parcheggio privato per auto, come è accaduto per l'area prospiciente il Seminario Vescovile.

E' impossibile non rilevare come l’attuale momento presenti una serie di occasioni e di coincidenze che possono risultare decisive per impostare programmi di più vasto respiro, mirati alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’intero tracciato delle mura.

In particolare, si fa riferimento al Piano Regolatore Generale e al Piano Urbano del Traffico, i cui iter di approvazione non sono ancora ultimati. Essi agiscono su elementi di fondamentale importanza, quali le destinazioni d’uso delle aree e l’organizzazione del traffico e della sosta veicolare, fuori e dentro il centro storico, e le loro azioni possono essere utilmente raccordate e coordinate.

Altra opportunità da cogliere appare quella del trasferimento dell’ospedale nella nuova sede, unito alla sistemazione dell’area ex F.A.T. La previsione di un adeguato numero di parcheggi interrati, a servizio delle nuove funzioni che verranno previste - senza escludere l’ipotesi che una quota degli stessi possa essere riservata anche agli attuali residenti dei quartieri Mattonata e Prato - potrebbe permettere di liberare dalle auto quanto meno la parte superiore delle fasce antistanti le mura nell’area dei "Frontoni".

L’Associazione invita quindi a riconsiderare, nell’ambito di un piano a media scadenza da attuare dopo le improcrastinabili azioni di pronto intervento, tutte le aree interessate dal trafficò e dalla sosta veicolare, poste a ridosso delle mura, e non solo quelle.

Il recupero di un percorso pedonale o ciclo-pedonale continuo, fluido e non ostacolato, come accade oggi, da ripetuti dislivelli, da attraversamenti, dall’assenza di marciapiedi, dall’invadenza dei flussi veicolari e dei mezzi in sosta, un percorso che si richiama alle classiche passeggiate fuori porta, o meglio al "giro delle quattro porte", come si dice a Città di Castello, potrebbe essere il filo conduttore di una strategia unitaria di recupero e valorizzazione e di un piano che tenda a consentire una fruizione del complesso monumentale meno frammentaria e discontinua di quella attuale. La dismissione di un brevissimo tratto di strada in corrispondenza della sede della Comunità Montana, che ora è destinata al solo transito pedonale - avvenuta in conseguenza della realizzazione di viale Europa (la cosiddetta "bretella") - prefigura le potenzialità di una simile utilizzazione, qualora estesa a tutto il perimetro delle mura urbiche.

In questo contesto potrebbero acquistare maggior rilievo tutti gli interventi puntuali, quali ad esempio il recupero del. torrione a San Giacomo e, per quanto possibile, dei suoi spazi interni, la sistemazione del fossato antistante l’Istituto Agrario, il consolidamento del Cassero, il recupero progressivo di tutte o di gran parte delle aree ora riservate a parcheggio, il ridisegno delle aree già destinate a verde pubblico.

 

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