Sul sentimento


 

Olga Luce

Sul sentimento

 

Sentimento è tutto. Il fatto che io viva è il sentimento del mondo e di me stesso dentro di me. Significa "aprirsi" fino a comprendere l' altro. E' soffrire, perché si vuole comprendere l' altro. Sentimento è permettere che il mondo irrompa, significa mettersi in gioco, significa voler appropriarsi di tutto quanto si possa percepire. Sentimento è lasciarsi trasportare dall' istinto. Sentire per istinto che tutto quello che la vita vuole è sentire, perché la vita ha una sola istintuale consapevolezza: morte è perdere la facoltà di sentire. Non importa cosa sia "sentimento". Toccare, ascoltare, guardare è sentire il mondo. Ma solo ad un primo stadio. Il sentire più proprio è ciò che deriva dal "ricevere" il mondo in se stessi. Gioia, dolore, rabbia, compassione sono sentimenti in quanto "sentono" il mondo, si lasciano coinvolgere dal mondo nel mondo, interpretano, giustificano, assolvono, maledicono.

Ma qual' è l' origine del sentire? Questa domanda è peculiare dell' uomo, indice della sua più profonda essenza; è la domanda sull' origine del sé, è il sentimento dell' abisso, del nulla che sta sotto e perennemente vicino alla vita dell' essere umano.

Non ho la temerarietà e l' arroganza di rispondere qui ad una simile questione. Voglio però affermare quello che da sempre è un mio sentimento imperioso, che molte volte mi ha per così dire salvato dall' incombenza micidiale di "dare una risposta": il mero sentire, che abbia origine divina, umana, o naturale, finanche casuale, vale in se stesso. Ha in se la forza, la dignità necessaria a giustificare, fondare se stesso, eludendo nell' oblio che deriva dal vivere la domanda fondamentale dell' essere uomo. Non si può dire cosa sia questa forza, questa dignità. Si può solo avere sentimento di essa. Forse si potrebbe chiamare bellezza. E voglio citare qui alcuni versi di Umberto Saba, perché forse l' istinto del poeta è abbastanza originario per avvicinarsi all' esprimere il sentimento:

"Tanto in cuore aver d' amore

da dire tutto è bello,

anche l' uomo e il suo male,

anche in me quello che m' addolora."

Quest' amore è sentimento del "sacro" nel senso di "ciò che non può essere toccato", ciò che l' uomo non può totalmente dare, ciò che non è in totale possesso dell' uomo. E' amore per il miracolo gratuito del "sentirci" vivi. Ed è l' unico sentimento che può sostenere la vita nella sua totale mancanza di un qualsivoglia fondamento sicuro. Proprio perché affidato alla sfera del "puro intuitivo", il sentimento non può essere descritto totalmente. Né vi sono parametri universali che permettano di definire univocamente tutte le infinite possibilità del sentire. Le intime affinità, il naturale compenetrarsi, come il più profondo divergere di due sentire non è cosa che si possa dire a parole: se ne può solo, ancora una volta, avere sentimento. Per il resto, per il quotidiano "piccolo e grande commercio" dei sentimenti, una millenaria tradizione di compenetrazione e di precaria traduzione di segni ha istituito un pallido linguaggio comune, che non sa dire altro che la superficie dell' aver sentimento. Il sentimento è incomunicabile, intimamente peculiare alla persona. Mi piace spiegare questa peculiarità del modo di sentire parlando di sensibilità. Ad ogni uomo è propria una particolare attitudine del sentire, che non saprei se attribuire alla natura originaria dell' individuo, al substrato delle condizioni storico - culturali in cui un essere umano compie la propria esistenza, o, più ragionevolmente, ad entrambi questi parametri, ammettendo che essi si influenzino e si confondano profondamente. Mi pare comunque che non si possa prescindere dall' affermare l' esclusività e l' incomunicabilità del sentimento. E potremmo romanticamente credere, concludendo, che l' esclusività del sentimento sia figura del particolar modo della vita di darsi ad ogni uomo.