Nietzsche e il superuomo.
Estratto dall'inedito "L'Angelo Caduto. Nietzsche e l'enigma dell'interpretare" di Tommaso Ariemma
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L'anima folle dell'amante (Ritorna)
Solitario, tu vai per la via dell'amante: ami te stesso e perciò ti disprezzi, come solo gli amanti disprezzano.
L'amante vuole creare, perché disprezza! Che cosa sa dell'amore colui che non dovette disprezza proprio ciò che amava?
Va nella tua solitudine con il tuo amore e con il tuo creare, fratello; e solo tardi la giustizia ti seguirà zoppicando.
Va nella tua solitudine con le mie lacrime, fratello. Io amo colui che vuole creare al di sopra di sé e così perisce.
F.Nietzsche, Così parlo Zarathustra, tr.it. di S.Giametta, Rizzoli, Milano 1985, Il cammino del creatore
L'amante è l'uomo che s'illude e si compiace delle sue illusioni.
Le costruisce , le contempla, le erge a monumento della sua stessa esistenza.
Egli crede, sogna, spera, lotta, si avvilisce: è logorato dal suo amore , ma il suo amore gli dà vita.
La meta dell'amante è sempre irraggiungibile e anche una volta raggiunto il suo traguardo, egli non si ferma vittorioso a gloriarsi e ad assaporare quel momento , ma corre ancora, più forte, in una fuga eterna.
Com'è doloroso tutto questo per la povera anima sognante!
Ma è un doloroso piacere, una forza sconosciuta, devastante, che amplifica ogni sua sensazione e scopre il velo di ogni apparenza.
L'amante è trasparente a se stesso.
Ma egli stesso è un'immensità indefinita, una totalità, un universo ignoto e ai suoi occhi si presenta per come l'amante vede se stesso: un'illusione.
L'amante è per se stesso la sua più grande illusione.
Ma ogni illusione è pur sempre una creazione.
L'amante è l'artista di se stesso , è il creatore dei sui sogni reali, del suo stesso amore.
L'amante vede ciò che gli altri non vedono, ma ciò che gli altri non vedono è una creatura della sua brama d' amore: un 'illusione.
La forza che dà vita all'amante è ebbra d'infinito: è una passione che lo spinge a scegliere e nello scegliere lo spinge a sperare, a credere, a scommettere su ogni sua azione.
E' l'amore che lega la sua anima ad un'esile illusione, che lo spinge a scoprire ciò che nella vita si nasconde e in ogni uomo si riflette, che lo spinge a sentire una Ragione nuova, per levare un grido più alto, che dia nuovo senso alle cose, al mondo.
Ma è la stessa forza che spietatamente lo delude, che all'illusione fa perdere ogni suo contorno reale, che scava nel profondo della sua anima , fino a fargli provare l'angoscia e il nulla dell'essere.
Tale forza indefinita spinge l'amante a credere nelle sue illusioni, a raggiungerle e in questa corsa egli avverte l'ebbrezza della lotta , della sfida, di quell'ossessione delirante, che lo fa sentire potente, al di sopra di se stesso, che lo fa sentire vivo...
L'anima del superuomo è l'anima folle dell'amante.
La mancanza(Ritorna)
L'essere del superuomo è la mancanza.
Il superuomo è sempre in vista di una stabilità, d'un appagamento della sua esistenziale mancanza.
Egli inventa di volta in volta l'uomo, il suo concetto, la sua essenza, ne fa un'idea, la pone in un mondo fittizio, inattaccabile dagli altri uomini, dai sensi, dalle passioni del corpo: inutile.
Il superuomo ha perso la sua ingenuità.
Non ha più paura di se stesso.
Ciò non vuol dire affatto che egli domina ciò di cui prima aveva terrore.
Ma guarda in faccia ciò che lo spaventa , pensandolo fino in fondo.
Solo così può appropriarsi di sé , della sua essenza più originaria.
Infatti se l'essenza del nichilismo è questa radicale assenza di valore, e se con nichilismo Nietzsche intenda ogni agire dell'uomo , ogni suo rappresentare, in quanto ponente valore sul certo nulla che emerge evidente, allora il carattere fondamentale del superuomo è questa coscienza d'essere una perenne totalità mancata.
Il superuomo è un continuo superamento d'ogni concetto, d'ogni individuazione, è appunto coscienza che ogni concetto ed individuazione sono certamente utili, ma, nel loro essere ,essi sono al massimo forti credenze e per niente un punto fermo saldo, un criterio di verità indiscutibile , eterno.
E' l'uomo fedele alla terra , alla sua essenza originaria, cioè ad una non essenza, che implica un essere un'esistenza gettata , che fugge davanti a questa insostenibile mancanza d'essenza proiettandosi nelle cose, nel mondo, fra gli altri, in cerca di un appiglio stabile, ma cosciente di non poter mai raggiungere l'oggetto della sua ricerca.
Deride l'uomo folle che ancora cerca Dio, con la speranza di una salvezza che mai arriverà.
Si dice anche che il folle, quello stesso giorno, sia penetrato in diverse chiese e vi abbia intonato il suo Requiem aeternam deo. A chi lo conduceva fuori e cercava di farlo parlare, rispondeva sempre: - Che cosa sono ormai queste chiese, se non le tombe e i monumenti funebri di Dio?-
F.Nietzsche, La gaia scienza,tr.it. di F.Ricci, Newton Compton,1993, af.125
Lui sa di essere abbandonato nel suo essere nel mondo. Ha ucciso Dio, morirà solo , solo con se stesso.
Soppresso Dio, sa certo che è responsabile di ogni azione, di ogni suo pensiero.
Niente è più attribuibile alla volontà divina, dunque egli si mette in gioco in ogni momento.
Sarà lui, solo lui a sapere di avere tutto un mondo sulle spalle, che dovrà valutare valutazioni d'altri, imporsi quando sentirà d'essere schiacciato perché riconoscerà negli altri il loro imporsi e nient'affatto l'essere portatori d'una verità assoluta.
Il superuomo è il creatore di valori, ma proprio a causa del suo essere strutturalmente mancanza di valore egli è sempre in cammino: nient'altro è che una misera potente possibilità d'esistere.
L'esistenza nulla(Ritorna)
Ancor oggi soffri a causa dei molti, tu che sei uno: ancora oggi hai tutto il tuo coraggio e le tue speranze.
Ma un giorno la tua solitudine ti stancherà, un giorno il tuo orgoglio s'incurverà e il tuo coraggio scricchiolerà. Un giorno griderai:- Sono solo!-
Un giorno non vedrai più la tuia altezza e vedrai la tua bassezza troppo vicina; la tua stessa sublimità ti farà impaurire come uno spettro. Un giorno griderai : - Tutto è menzogna!-
F.Nietzsche, Così parlo Zarathustra, tr.it. di S.Giametta, Rizzoli, Milano 1985, Il cammino del creatore
Se il superuomo ha coscienza che ogni uomo è solo, senza essere predeterminato da una sua natura specifica, ormai non può più sottrarsi alla mancanza totale di senso venerando un idolo , assumendo ruoli o credendo in valori, che servano a sfuggire da ciò che egli è evidentemente.
Al contrario, deve creare la sua essenza, i valori che lo realizzano pienamente.
Solo, senza più una coscienza inautentica , abbandonato nel mondo, si orienta, soffre, lotta , definendosi poco a poco, senza però arrivare ad uno stallo, ad una definizione definitiva che possa rispecchiare pienamente la sua essenza.
Il superuomo pensa il nichilismo fino in fondo.
E l'essenza del nichilismo è la mancanza di senso, o meglio, la coscienza che ogni senso è dato ed è umano, troppo umano : è dunque soggetto a morte, ad una svalutazione , prima o poi, immancabile.
Pensare la sua essenza fino in fondo significa che il superuomo realizza che ogni cosa, in primis la sua esistenza, sorge da un nulla, si progetta verso un nulla e che questo nulla ritorna eternamente; egli vive il nulla fino in fondo , lo è egli stesso: lui non è " niente".
Nietzsche chiama questa coscienza d'essere pessimismo della forza.
Chiunque infatti prende coscienza della mancanza d'essenza rimane "spaesato", senza contorni, senza riferimenti, nientificato.
Solo con una forza che si opponga a questa mancanza, che organizzi un contromovimento , un'arte che accetti con gioia l'essere un possibilità , un rischio, una corda tesa sopra l'abisso, solo con una tale forza può augurare a se stesso un nuovo mattino, un vita autentica, libera, che si slanci verso un avvenire di cui lui e solo lui, ne ha scelto fino in fondo le tappe.
Ci sono sentimenti che vogliono uccidere il solitario; se non ci riescono, devono morire essi stessi! Ma sarai capace di essere assassino?
F.Nietzsche, Così parlo Zarathustra, tr.it. di S.Giametta, Rizzoli, Milano 1985, Il cammino del creatore
E' proprio questa coscienza di essere un nulla, di mancare in ogni istante di una sicura e certa consistenza, che è il principio e la fine di ogni azione per l'uomo che va oltre, appunto essa è il suo superarsi, il suo voler emergere , il suo voler vivere fino in fondo.