Viaggiatori on line - Il Mio Outback


Viaggiatori on line
Le pagine personali
di
Claudio Montalti

Copyright © 1999 di Claudio Montalti. Tutti i diritti riservati.
Nessun elemento di testo dei brani tratti da "Il mio Outback" pubblicati su questo sito può essere copiato, riproposto, aggiunto, spedito, trasmesso o ridistribuito, ed è vietata ogni pubblicazione in toto od in parte di dette parti su testate giornalistiche, su strumenti di diffusione cartacei o telematici senza il permesso dell'autore. Varranno in ogni caso i diritti universalmente accettati del copyright.

Il volume è attualmente in cerca di editore di buon livello. Scrivetemi nel caso si voglia essere al corrente della pubblicazione.


Come inizia

Il contenuto degli zaini è sparpagliato ovunque nella piccola stanza. I vestiti, stremati, formano un mucchio puzzolente, ma ordinato dove li ho gettati uno sopra l’altro, lentamente, attentamente. Come lo zainetto. Non c'era stata nessuna fretta nelle mie gesta. Rallentare il momento del definitivo distacco era stata la mia maniera di ringraziarli dopo che avevano compiuto per intero il loro dovere. Questa esagerata sensibilità non mi aveva affatto sorpreso.

Sulla sedia, una simpatica maglietta nera con un koala stilizzato bianco e la casacca gialloverde dei wallaby, la nazionale di rugby australiana, gli unici indumenti rimasti, cadono senza la minima piega. Li avrei indossati per il lungo viaggio di ritorno dimostrando la mia provenienza a tutti coloro che fossero stati in grado di capirlo. Ad altri sarebbe forse bastato lo scintillio degli occhi, il sorriso appena accennato ma costante, o lo strano modo di procedere guardandomi costantemente intorno se solo non l'avessero scambiato per eccessiva insicurezza. Altri ancora, infine, avrebbero appreso dall'abbronzatura o direttamente dalle mie parole cosa significhi un lungo viaggio on the road nel nuovissimo mondo. Mi scuoto. Come sempre, stavo peccando di ottimismo, e ce n'è molto nel pensare che le persone capiscano cose che in realtà non interessano nemmeno. Con gli occhi, però, indugio sui vestiti. Non vedo l’ora di sedermi sull’aereo, di lasciarmi condurre per mano per un giorno intero, fino a Roma e poi fino a casa.

Il pensiero di casa è lievitato costantemente nelle ultime settimane ed è così forte che fremo. Chi sta in poltrona sogna di viaggiare, ma per chi viaggia arriva sempre il momento in cui sogna la propria poltrona. Non mi sembra di averlo mai realizzato prima d'ora, forse perché mi era sempre sembrato più un desiderio innescato dalla debolezza che una verità, e io cerco di essere sempre forte, anche quando non lo sono. È la mia maniera di proteggere un'anima molto sensibile. "Sì! Il ritorno è uno dei momenti più belli del viaggio" sussurro appena, credendoci appieno, commuovendomi della mia accettata debolezza.

Non è altro che uno dei tanti pensieri che mi porterò a casa, una delle piccole scoperte e rivelazioni che il lungo viaggio mi ha regalato, istanti di grande chiarezza che mi sono guadagnato, a volte ridendo, altre soffrendo. Ma non sono ancora a casa. Anzi, ne sono ancora distante.

Non passano che pochi minuti per aggiungere un'altra perla al bagaglio dei ricordi nettandomi le ultime gocce d’acqua al lume di una candela. Con il temporale era saltata la luce, ma invece di adombrarmi avevo vissuto l’eccitazione di una cosa nuova, mai vista o fatta prima. C'era una poesia speciale, infinita e romantica, nell’acqua fredda che scendeva massaggiandomi e rinfrescandomi. Consapevole del tempo che rotolava in attimi ben distinti, non era più semplice acqua che mi lavava e rilassava asportando una dopo l'altra microscopiche stille di fatica, ma minuscole gocce di luce ognuna delle quali si accendeva al tremolare timido della candela e insieme mi avvolgevano di riflessi che richiamavano tempi ormai datati. Da sola, quell'acqua possedeva una semplicità capace di risolvere la maggior parte degli sciocchi problemi delle nostre vite assillanti, quei problemi e quelle vite in cui mi sarei a breve reinserito.

Finito di asciugarmi, davanti ad un'altra piccola candela ripenso ai violenti temporali estivi che nella mia infanzia causavano ripetuti e ancora normalissimi black-out persino in Occidente. Erano occasioni in cui, uniti dalla gioia semplice di chiacchierare nella luce rilassante e diseguale di una fiammella che creava affascinanti giochi di luci e di ombre sui volti e sugli occhi delle persone amate, ci ritrovavamo intorno ad un tavolo in attesa che la luce ritornasse. Assaporo queste sensazioni ancora fisicamente avvolgenti del black-out, veri flashback che altrimenti mi sarebbero sfuggiti chissà per quanto tempo ancora, sicuramente fino alla prossima interruzione di luce, o forse mai più. Alquanto egoista nei confronti della povera gente che, vicino, sta soffrendo grossi disagi, esprimo un ringraziamento a Chi o Cosa lo ha permesso

Strana cosa, i ricordi. Il cominciare a ricordare creava non poche malinconie anche quando, giovanissimi, a un episodio di scuola se ne faceva subito seguire un altro e poi un altro ancora finché non formavano una catena lunga ore. Prima che quell'esercizio diventasse noioso, uno di noi, non importa chi, se ne veniva fuori con una battuta, sempre la stessa: "Ragazzi, come ci si sente vecchi quando si comincia a ricordare!"

Nella leggerezza dei diciassette anni e qualche mese, non si aveva ancora coscienza che i ricordi costituiscono l'unico patrimonio che vale la pena raccontare, il solo esattamente ed esclusivamente nostro, diverso da ogni altra cosa che possiamo trasmettere, perché forniscono tutte le necessarie dimensioni alla vita passata. La candela che si consuma si trasforma con tutta naturalezza nella magnifica metafora del viaggio che sta terminando dopo tre mesi intensi e spossanti. Gli occhi spalancati, ipnotizzati dalla tremolante fiammella di paraffina, le parole seguono i pensieri e si rincorrono con la stessa selvaggia impetuosità delle onde di Ulu-Watu viste nel pomeriggio. Cominciano dalla mia testa e lì ingrandiscono, rombano e spumeggiano incessanti finché non avverto una necessità sperimentata già molte volte. Allora, una mano si allunga e fruga nello zainetto che ha sostituito quello vecchio, ora in cima al mucchio di panni ormai inutili, compagno inseparabile che mi aveva seguito ovunque, anche al bagno.

Quasi ovunque. Il giorno in cui l'avevo abbandonato perché nella mia mente era diventato simile ad una suocera che mi soffocava, indifeso com'era aveva subito il frugare di mani che non erano mie. Non avrei più abbandonato l'unico angolo di casa che possedevo nel mio girovagare.

Non devo frugare molto. Il gesto è ormai automatico e trovo al primo tentativo il blocco dei fogli ancora bianchi o già pieni, questo sì compagno fedele, e trovo un foglio bianco, uno degli ultimi ancora scampati dalla mia riscoperta vena letteraria. Scrivo e ogni tanto do un'occhiata agli altri fogli, quelli pieni, gualciti e incurvati da innumerevoli bagni di umidità, di asciugature al sole e alle temperature più roventi che ho mai conosciuto. Guardandoli mi rendo conto che desideravo leggere quello che avevo scritto fin da quando avevo cominciato a riempirli il primo giorno che mi ero trovato a fronteggiare l’immenso Oceano Pacifico. Avevo sempre rinviato quel momento con fermezza fino a quando il viaggio non si fosse concluso perché temevo, credo a ragione, che se avessi cominciato a ricordare mentre viaggiavo avrei perso immagini e sensazioni importanti, che tutto avrebbe finito per accavallarsi e confondersi, annullando il presente, l'unica dimensione che vale la pena vivere mentre si viaggia ma anche mentre si vive.

Il viaggio non è ancora finito. Devo aspettare ancora un paio di giorni, forse anche di più, il tempo di essere a casa e di superare la fase di incontinenza verbale, di condivisione caotica dei fatti, ma all'istante mi rendo conto che stavolta non resisterò. Continuo a scrivere lanciando di tanto in tanto un'occhiata furtiva ai fogli. Resisto. Lascio che il desiderio aumenti lentamente fino a diventare intollerabile. Mi sento come se stessi intenzionalmente posticipando l'orgasmo fino a livelli impossibili, e finalmente mi lascio andare alla curiosità che tanta parte ha avuto nel mio viaggio. Per la prima volta leggo ciò che ho scritto e lo faccio tutto d'un fiato. Le emozioni più intense del viaggio, non sempre legate a luoghi o a persone, mi travolgono di nuovo.

Mi sembra che non manchi davvero nulla. Era il momento di fare un piccolo bilancio, di esprimere con poche parole tutte le emozioni e le lezioni di tre mesi che sono andati oltre le mie più rosee aspettative. Me lo dovevo anche se si trattava di un'impresa quasi disperata. Il primo pensiero è che non mi sono riconosciuto. Nero su bianco, ho visto una persona diversa da quella che credevo di essere. La sorpresa è del tutto ingenua e comprensibile: non volendomi confrontare quotidianamente coi ricordi e passando direttamente al prodotto finale, mi ero automaticamente negato questa analisi, ma parallelamente ad Oceani, deserti, Genti, colori e odori, non era stata minore la strada che avevo percorso dentro di me, scoprendo lati e angoli che ancora non conoscevo o che stavo incominciando appena a intravedere. Altri cambiamenti erano sigillati dentro di me e avrebbero preteso tempo e cure per sbocciare definitivamente. Intuivo già, prima ancora di impararlo, che si riesce ad esprimere bene qualsiasi cosa solo quando la si può ricordare da lontano. A farlo prima, se non durante, si è distratti da troppe cose. I ricordi, si sa, approfittano del fatto che il tempo esalta il meglio e mitiga il peggio.

Trepido. So cosa voglio fare e mi sembra impossibile riuscirci. Sarei stato in grado di fare rivivere ad altri con la stessa chiarezza e vivacità le suggestioni, le lezioni e i doni che avevo annotato velocemente su tanti foglietti e che mi avevano nuovamente travolto?

Nella notte profonda e fresca di Bali, la trasparente innocenza del mio entusiasmo si confonde nel lucore tremolante diffuso dalla candela e riflesso dal grande terrazzo candido come una nube leggera, si ciba della magia della notte che nulla rende impossibile e quello che lo è riveste di sogni e nessun desiderio mi sembra più normale. Non vedo l’ora di cominciare a scrivere.


IL MIO OUTBACK - Brani (clicca per leggere)



Copyright © Last revised: agosto 09, 2000.