Viaggiatori on line - Capitolo 1 Nikos - 1 parte


Viaggiatori on line
Le pagine personali
di
Claudio Montalti

NIKOS
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"Nikos" è arrivato nei primissimi posti nel concorso letterario "L'Autore 1999" e giudicato meritevole di pubblicazione dall'autorevole editore Maremmi-Firenze Libri, la cui politica editoriale non si accorda però con le mie aspettative. Scrivetemi nel caso si voglia essere al corrente della pubblicazione.


CAPITOLO 1


Una vibrazione metallica acuta come una nota alta di violino penetrò gli ululati del vento e avvertì Cesare Forti che qualcosa di pericoloso stava per spezzare la sua vita. Serrandola forte con una cima ai candelabri dello specchio di poppa, egli fece appena in tempo a bloccare la ruota del timone prima che la scotta della randa cedesse con uno schianto simile ad uno sparo e il boma, improvvisamente libero sotto la spinta violenta del vento, ruotasse impazzito. Con un'agile torsione del busto, Forti schivò quel tanto che bastava il pesante braccio d'alluminio che gli avrebbe fracassato il cranio come un fragile cristallo. Senza l'azione stabilizzatrice della vela più grande, lo Swan assecondò soltanto la spinta impressa dal vento sul fiocco di prua e strambò, gettandosi nella furia del mare. Un frangente gigantesco si abbatté sul ponte dal lato di sinistra ormai completamente esposto. Sollevato come un fuscello, lo scafo di diciassette metri prese a scendere senza controllo la china ripida dell’onda come un’enorme tavola da surf.

Forti lottava da cinque ore contro la forza del mare. Un semplice gesto avrebbe significato la vita, o la morte, ma come sempre ogni volta in cui nella sua vita intensa si era trovato improvvisamente sull’incrocio di imprevedibili e drammatiche coincidenze, il suo volto si distese in un sorriso. Invece di agire con prontezza, seduto nel pozzetto Forti ripensò a quante volte gli era stato facile lasciarsi andare, desiderando intensamente che il destino decidesse rapidamente per lui, eppure, senza averne nessuna intenzione, aveva sempre finito col lottare e soffrire più di chiunque si professasse attaccato alla vita. Si era sempre chiesto per quali motivi la sua anima istintiva non assecondasse mai il desiderio del corpo e della mente di lasciarsi andare alla deriva nella tempesta della vita, che le onde dei problemi e le correnti delle delusioni lo sospingessero velocemente verso l’oblio della morte, tuttavia aveva imparato a convivere con questo conflitto che lo tormentava. Sapeva che la situazione doveva diventare assolutamente disperata e intollerabile prima di affidarsi al suo istinto e individuare con calma innaturale una via di uscita.

"Sei l’unica persona che io conosca che è capace ridere mentre l’aereo cade da diecimila metri. I casi sono due: o sai già che non morirai, o sei pazzo. Sono quasi sicuro che hai stretto un patto col diavolo" aveva affermato una volta Jean Boudois, l’unico amico che avesse conservato dai vecchi tempi, come Forti era solito riferirsi a quegli anni molto recenti, eppure lontani come un’altra vita e un altro secolo. Grondava dell'acqua di una delle peggiori tempeste che avessero mai affrontato insieme, al largo delle Baleari.

"È quanto di più vicino al suicidio che mi riesca di pensare" aveva a sua volta spiegato il suo atteggiamento, sorridendo della paura che ancora leggeva negli occhi dell'amico.

"Già, un modo davvero originale di premere contro te stesso il grilletto di una pistola che manca di una sola cartuccia. Puah! Ma vedi di non coinvolgermi più. Ci tengo alla pelle, io…"

L'altra verità, era che egli godeva nell’uscire dalle situazioni più disperate. Conosceva bene la sensazione che gli dava l’adrenalina. Il pericolo estremo lo affascinava. Quando il cuore avesse cominciato a pompare così forte da fargli udire il sangue ronzare nelle orecchie, allora la paura scivolava via come acqua sulla pelle e tutto il suo essere accettava con gioia e determinazione l’ennesima sfida. Per vincerla.

Forti continuò a fissare il mare che ricadeva sul ponte dello Swan in una cascata ribollente di acqua grigio-verde. Le sue gambe si irrigidirono appena come se si preparassero a subire l'impatto dello scafo contro il fondo del canyon d'acqua verso il quale lo Swan precipitava con la prua anormalmente inclinata di 45 gradi in basso e all’esterno come un’auto lanciata a velocità discreta contro una massicciata. Il muro compatto di acqua segnava la fine della corsa. Il fiocco finì nel vuoto d’aria tra le pareti d’acqua quasi verticali e dopo un ultimo scoppiettio simile ad un crepitare di mitra pendette floscio dalla sartia. Entro un istante, tutto lo Swan lo avrebbe seguito per l’inarrestabile abbrivio e tonnellate di acqua l'avrebbero sommerso in un colpo solo, disintegrando ogni sporgenza più alta di una spanna dell'opera morta. Il momento che Forti aspettava era arrivato.

Il marinaio gettò a poppa l’ancora galleggiante che teneva sempre pronta per simili evenienze. L’informe groviglio di vecchie cime ormai inutilizzabili sparì sotto la schiuma della scia ribollente sollevata dallo scafo e la corda si srotolò velocemente dalla matassa deposta ordinatamente ai suoi piedi in fondo al pozzetto, ma Forti non se ne curava già più. Gli occhi azzurri fissi sull'angolo acuminato della prua, si mosse con la stessa agilità di un acrobata su un sobbalzante filo d’acciaio. Le ginocchia assorbirono e bilanciarono i movimenti convulsi dello Swan permettendogli di percorrere velocemente tutta la lunghezza della coperta. Come aveva detto Boudois, stava ridendo eccitato nonostante un muro compatto di acqua incombesse su di lui e stesse per abbattersi dalla sua sinistra. Forti sfiorò appena con la mente labili pensieri. Sarebbe stato sufficiente che l'affilatissima prua dello Swan s'impuntasse nel cavo dell’onda e questo si fosse inclinato ancora di più, ma anche la più piccola esitazione nei suoi movimenti o una scivolata inopportuna, per fare a pezzi il suo meraviglioso giocattolo di legno, vetroresina e alluminio e ritrovarsi finalmente sconfitto dal destino e dalla vita esattamente come aveva sempre desiderato.

Una leggera oscillazione del busto lo avvertì quando l’ancora galleggiante cominciò a frenare la corsa scombinata della barca. Forti si piegò e si afferrò saldamente con entrambe le mani alla sartia più vicina. Lo Swan aveva piegato lievemente a destra e il fondo acquoso del canyon s'era allontanato sensibilmente quando il torrente d’acqua cambiò improvvisamente direzione e si riversò sulla barca da poppa, cogliendolo alle spalle. Sarebbe finito come un pupazzo nel mare contro il quale aveva appena ricominciato a lottare se non si fosse aggrappato, ma anche così la forza immensa del maroso riuscì quasi a strapparlo dalla sua presa tenace. Forti resistette con tutte le sue forze mentre la cima uncinata del frangente spazzava la coperta e lo Swan s'allontanò dalla bocca vorace che voleva inghiottirlo.

L'acqua sgorgava copiosa dai vestiti come da una fonte, ma egli non se ne curò. Non era ancora finita. Doveva ridurre il fiocco attorno e mollare la drizza della randa finché si trovava nella relativa calma di vento. Lo Swan rallentò ulteriormente alla prima di queste operazioni poi, con poche gesta, la vela principale finì nel suo gavone e il pesante boma nel pozzetto, assicurato con una cima.

Era trascorso meno di un minuto dal primo schianto quando Forti si rimise alla ruota. Le onde sballottavano ancora duramente lo scafo, che ora si muoveva con regale determinazione, assecondando la logica risultante da forze perfettamente bilanciate, adeguate a quel tipo di mare e del vento. Forti sapeva benissimo che l'uomo poteva solo adeguarsi alle forze devastanti della natura, non poteva certo piegarle al suo volere. Piccoli colpi correttivi alla ruota furono sufficienti affinché la prua seguisse la rotta migliore per allontanarsi dal fronte temporalesco. Strizzando gli occhi contro gli spruzzi di acqua salata che continuavano a martoriargli la pelle nuda come migliaia di aghi, Forti ripensò a tutto quel che poteva succedergli di male e non era successo.

"Al diavolo! Il fatto è che non mi hai ancora voluto!" ruggì contro la superficie agitata del mare.

Nessuna acredine turbava la sua voce, mentre invece i marosi parevano schiumare rabbia per avere soltanto lambito la sua vita appetitosa. Le dita toccarono il tek che rivestiva totalmente il ponte della barca. Con dolcezza, scivolarono lentamente avanti e indietro sulla superficie lisciata e ammorbidita dal sole e dall’acqua quasi per scusarsi delle ferite che gli aveva recato con la sua stupidità. Forti amava lo Swan, l’unica cosa che aveva salvato dal tracollo totale della sua vita precedente. Aveva speso oltre cinquecentomila dollari nello sloop dalle forme aggraziate e slanciate, dalla prua che tagliava le onde come un coltello affilatissimo, con fiancate rotonde e snelle insieme che fornivano velocità e stabilità con qualsiasi tipo di mare. Forti aveva sfruttato ogni momento libero dai numerosi impegni d'affari per curare personalmente tutti i dettagli di quella Ferrari del mare insieme a Boudois. Non era stata solo una coincidenza se l’unico oggetto che l’aveva reso davvero felice lo aveva accompagnato nel difficile passaggio tra le due fasi e ora si trovava al centro della sua nuova vita. Lo Swan era la sua unica casa da quando aveva ricominciato a vivere, e il mare era l’unico vero punto fermo. Era una grande madre che lo aiutava a purificarsi l’anima e rimuovere i cattivi pensieri, o anche solo a sciogliere la stanchezza dalle sue membra.

Forti non era ancora stato sfiorato dal pensiero di dormire sulla terra ferma, o di passare un giorno intero lontano dallo Swan. Semplicemente, era un'ipotesi che non esisteva.

Forti continuò a scrutare le distese del mare mentre lo Swan saliva e scendeva dalle onde che si facevano ad ogni ora più piccole e regolari. Quando la notte si chiuse intorno a lui, gli occhi non cessarono d'obbedire all'abituale e automatico lento movimento circolare per individuare e tenere conto delle boe di pericolo e dei fanali di segnalazione, numerosi in quell’area di Egeo punteggiato da centinaia di isole e frammenti del Dodecaneso. Come sempre, quando non aveva nient'altro da fare, con la mente rincorse il passato, i giorni e i mesi in cui si era sentito disperato. Quella volta sì che lo era stato per davvero. Possibile che fossero passati soltanto cinque anni da quando il mondo gli era parso franargli addosso?


Continua


Copyright © Last revised: settembre 07, 2000.