Trascriviamo la conclusione di un articolo del Corriere che ci sembra dare un contributo positivo ad un
dibattito serio e non sloganistico sulla parità scolastica, da parte di laici che non sono in
posizioni difensive aprioristiche: posizione con cui riteniamo interessante confrontarci.
"La scuola, in una società laica, deve assicurare lo spazio per acquisire lo spirito critico e per
misurarsi con la complessità e la contraddittorietà delle culture e dei saperi contemporanei.
Le forze politiche ed economiche, sociali e religiose devono concorrere alla traduzione del dettato
costituzionale, che assegna allo stato la funzione di garantire a tutti l'accesso ad un'istruzione libera e
pluralistica. Ma questo esclude decisamente il primato di uno Stato-apparato titolare di un proprio progetto
pedagogico al quale le scuole, i docenti e gli stessi alunni dovrebbero uniformarsi. Per questa ragione le
scuole private non devono essere intese come una concessione, oltre i cui cancelli viga una riduzione dei
diritti individuali (per esempio degli insegnanti), purché "senza oneri per lo Stato": ma come una
prerogativa fondamentale e incomprimibile. Esse, a determinate condizioni, costituiscono una
opportunità ed una ricchezza, che solo una forma di fondamentalismo laicista potrebbe ignorare o
temere."
(da : Luigi Manconi e Fiorello Cortiana "Noi verdi diciamo sì alla parità scolastica
contro fondamentalismi di ogni tipo")
Corriere della Sera 24-11-1999
La sera del 2 dicembre scorso, allievi e genitori del Leonardo si sono trovati nella saletta della
Provincia per sentir parlare di galassie, e non solo. Alcuni genitori avevano invitato il prof. Giorgio
Sironi a parlare di astrofisica ed egli aveva proposto un titolo intrigante: Tra astrofisica e cosmologia:
come sono nate le galassie?
La sala era piena, forse sarebbe meglio dire stracolma, e il prof. Sironi ha incominciato a raccontare come
sia possibile conoscere quanto circonda la terra. Il discorso non lasciava molto spazio ad una accattivante
divulgazione ma si dipanava tra tabelle e grafici che testimoniavano la solidità dei fatti. Ben presto
non solo la nostra piccola terra ma addirittura tutto il sistema solare era diventato un punto insignificante
davanti alle gigantesche dimensioni del mondo che veniva descritto; contemporaneamente si vedeva come quei
numeri, oltre a parlare di cose immensamente lontane, ci portassero indietro nella storia fino ad un tempo
così lontano da sfuggire a qualsiasi immaginazione.
In tutto questo traspariva come una costante curiosità sostenesse un'avventura di ricerca attraverso
vicoli ciechi e improvvisi momenti felici in cui elementi apparentemente disparati si riunivano in un quadro
organico inaspettato, e questo sotto il rigoroso controllo di un metodo che trova nell'aderenza al dato la
sua verifica. Come si è potuto constatare dall'animata serie di domande che la conferenza ha suscitato
al suo termine, tutti i presenti sono stati trascinati dalla personalità dell'oratore a partecipare
allo stupore della scoperta e a rendersi conto, da un lato, di come la realtà si presti a essere
compresa, e dall'altro come questo processo di comprensione non possa mai essere esaurito ma porti a sempre
nuove domande. Per gli allievi, in particolare, è stato anche una proposta di metodo senz'altro utile
per il futuro.
Emanuele Ortoleva
1 - Durante l'ultima occupazione al Leonardo - a prescindere dalla discutibilità in sé di
tale gesto- si era sviluppata una serie di dibattiti molto interessanti sull'ora di Religione:
Emergeva un fattore importante sottolineato da tutti, specie da chi non faceva "religione": in un mondo e in
una scuola che orienta all'efficientismo e non tiene minimamente conto della domanda vera di umanità
degli Studenti è necessario dare a tutti - anche a chi non frequenta l'ora di Religione - la
possibilità di interrogarsi sui fini ultimi della vita e di poter valutare le risposte storiche che
nella vicenda umana si sono espresse .
2 - L'ora di Religione presenta l'insegnamento organico e sistematico di ciò che l'avvenimento
cristiano ha offerto e offre all'uomo di tutti i tempi.
Prendere conoscenza e consapevolezza piena, completa e matura di tale fatto rende possibile a tutti,
credenti e non credenti, comunque partecipi nella nostra storia europea, di paragonarsi con le esigenze di
ragione, di giustizia e di libertà che la propria coscienza esprime.
Oggi che è così facile poter scegliere una "alternativa" poco impegnativa
(uscire col tesserino o fare un'ora di "studio individuale"), riteniamo che sia sempre più importante
che chi sceglie l'ora di Religione lo faccia con un gesto di autentica maturità e consapevolezza.
3 - L'ora di Religione può diventare, se scelta così, un'ora di seria possibilità di
studio, di aperto e libero dialogo, di amicizia piena con il rispetto di tutti; addirittura può
diventare una fucina di progetti e di proposte operative.
Rifiutiamo l'idea di un luogo vuoto di contenuti, di indottrinamento religioso o di proselitismo
ideologico.
4 - Riteniamo infine, che si debba proprio a partire da chi sceglie l'ora di Religione, chiedere che si
istituisca una seria e consistente programmazione dell'ora alternativa: una opzione libera e consapevole
implica che ci siano possibilità paritetiche e valide a disposizione di chi sceglie.
prof. don Franco Berti
prof. Valeriano Finotello
Insegnanti di Religione al Leonrdo da Vinci.
Abbiamo ricevuto la seguente lettera:
"In riferimento alla proposta di modificare , per il prossimo anno scolastico 2000-2001, l'orario delle
lezioni scolastiche con l'introduzione della settimana corta, vorremmo far presente che numerose famiglie e
molti studenti sono assolutamente contrari all'iniziativa.
L'orario delle lezioni ,suddiviso in cinque giorni, risulterebbe infatti insostenibile sia da un punto di
vista didattico (troppe ore consecutive di insegnamento ), sia per la possibilità di avere
attività pomeridiane extrascolastiche , sia per lo studio individuale per il quale rimarrebbe poco
tempo effettivo , inoltre per le classi sperimentali , che hanno già un orario prolungato ,si
dovrebbero prevedere dei rientri pomeridiani e per chi abita lontano dal liceo diverrebbe necessario pranzare
fuori casa.
Una proposta di questo genere dovrebbe prima essere sottoposta al vaglio di tutti gli studenti iscritti al
liceo e dei loro genitori."
Silvia Caliri e Anna Melica III
Ci sembra di poter condividere i motivi della preoccupazione espressa dalla lettera, e riteniamo di poter
aggiungere che concentrando in cinque giorni per sei - otto ore il lavoro scolastico, il tempo di studio
quotidiano per ogni disciplina risulta di necessità ridotto. Questa modifica dell'orario scolastico
non tiene conto dei tempi dell'apprendimento a certo svantaggio di un effettivo approfondimento e di
un'adeguata rielaborazione e personalizzazione dei contenuti, con la conseguenza di ridurre l'apprendimento a
modalità esclusivamente ripetitive e operative veloci.
E come non prevedere allora un effettivo scadimento nella qualità delle conoscenze?
I nostri ragazzi hanno bisogno di ritmi equilibrati di "tempo occupato " e "tempo a disposizione", in modo
da poter decidere liberamente e responsabilmente come impegnare se stessi , la loro vita in attività
volte a coltivare interessi, amicizie, ideali, abilità sportive o quant'altro: trovarsi di fronte a
una rigida partizione del tempo "occupato - libero" non li aiuterebbe certo ad una equilibrata e costruttiva
organizzazione della loro vita.
Perché non ricordare poi i numerosi ragazzi che frequentano impegnativi corsi extrascolastici, in
particolare nella nostra scuola il Conservatorio?
Già ora, con grande sacrificio personale sostengono un lavoro davvero meritorio e spesso sono anche
tra i migliori studenti del Leonardo: perché allora penalizzarli e costringerli a cambiare scuola?
E che dire dei ragazzi sempre più numerosi che abitano fuori Milano?
Sull'argomento della settimana corta a scuola, ci interessa il parere dei genitori.
Innovazione all'insegna della tradizione. Questo in sintesi il messaggio lanciato dalla Preside del Liceo
Leonardo all'incontro con le famiglie dei neo-iscritti. Innovazione non estrema, basata su due corsi
sperimentali, di informatica e di bilinguismo
Tradizione che ruota intorno al piano dell'offerta formativa della scuola: preparare i ragazzi per
l'università, principale sbocco del liceo, anche con opportune attività di orientamento alla
scelta della facoltà alla fine del quinquennio.
La sperimentazione si basa su tre corsi (sez. A, B, F) dedicati all'informatica, intesa però non come
programmazione od utilizzo del computer, ma come estensione delle scienze matematiche e fisiche.
Naturalmente, ha ricordato la Preside, se passerà in Parlamento il progetto di riordino dei cicli
potrebbero esserci tali e tanti cambiamenti che molto di quello che è stato prospettato non
sarà più vero, perché tutte le scuole italiane dovrebbero, volenti o nolenti,
adattarvisi.
Forse in questo incontro sono mancate delle risposte a domande inespresse, ma sempre presenti nei genitori:
che ruolo possono avere in tutti questi progetti (ministeriali o di istituto) i genitori? Che
possibilità hanno di incidere sulla proposta educativa dell'istituto, di fare proposte autonome, oltre
ad aderire a quelle della scuola? Che possibilità hanno elaborare e di fare presenti le esigenze delle
famiglie e dei ragazzi? Quanto importa alla scuola confrontarsi con queste esigenze? Senza di questo ci
sembra che la scuola si chiuda in una autoreferenzialità, in cui rischia di dare di se stessa una
buona immagine di efficientismo, ma che i genitori sentono estranea e lontana.
(La redazione e un genitore presente)
I problemi emersi dopo l'abolizione degli esami a settembre sono spesso oggetto di attenzione o di
preoccupazione per molti genitori anche della nostra scuola. In questo periodo si continua infatti a parlare
della modalità di attuazione delle attività di recupero che appaiono generalmente scarse o
inefficaci.
Abbiamo posto a questo proposito alcune domande alla prof. N. Matuonto, del liceo scientifico A. Carrel di
Milano, per conoscere altre possibilità di iniziative di recupero, a partire da esperienze in
atto.
Dopo l'abolizione degli esami di settembre, come han reagito, secondo lei. le componenti
scolastiche?
Dopo l'abolizione degli esami di settembre direi che le prime reazioni siano state le seguenti:
soddisfazione ingenua dei ragazzi che ritenevano di veder semplificato il proprio curriculum scolastico e
liberate le vacanze estive dalla preparazione, spesso molto impegnativa, degli esami. Sollievo delle famiglie
che si illudevano che il peso del recupero scolastico non dovesse più cadere sulle proprie spalle
spesso dissanguandole economicamente e creando intoppi nell'organizzazione delle vacanze estive.
Preoccupazione degli insegnanti che temevano una brusca caduta di livello di qualità , dal momento che
in questo contesto un ragazzo poteva tranquillamente uscire dopo 5 anni di liceo ignorando completamente (o
quasi) una o due materie. Impreparazione o resistenza da parte dei consigli di classe ( tranne nel caso di
qualche nobile eccezione personale) e dei Collegi, a inventare e a mettere in atto attività di
recupero realmente efficaci, ecc. A distanza di tempo si può notare come si siano poi risolte nel
tempo le cose: oggi si può dire che nella maggior parte delle scuole il recupero è andato via
via scemando (problemi economici? scarsa intesa fra gli insegnanti? partecipazione passiva degli studenti?
altro?) e mentre in alcune situazioni tutto si riduce a una maggior selezione, altrove qualche maglia si
è allargata: dovunque tornano a rientrare in campo le "vituperate" lezioni private... e la famiglia si
rassegna...
Nel vostro liceo scientifico quali problemi avete dovuto affrontare al riguardo e cosa avete elaborato
come proposta per le attività di recupero?
Nella nostra scuola abbiamo rifiutato una soluzione formale del problema e non volendo accettare
né l'idea che i ragazzi venissero privati di un'ulteriore chance (quale era quella di settembre)
né che qualcuno progettasse allegramente di farla franca in alcune materie, abbiamo messo in atto un
ventaglio di modalità di interventi in parte distribuiti lungo il corso dell'anno, in parte
concentrati alla fine del terzo trimestre(ad es. studio guidato pomeridiano inteso a garantire le condizioni
di lavoro che spesso i ragazzi a casa non hanno o non sanno procurarsi; interventi mirati su alcuni ragazzi o
gruppi di ragazzi in ore extracurriculari; interruzione delle normali ore di lezione per 15 giorni alla fine
dell'anno (o anche alla fine degli altri trimestri, all'interno di una complessa ristrutturazione dell'orario
scolastico realizzata in forza della nuova legge sull'autonomia) per permettere ai ragazzi con materie
insufficienti di frequentare corsi di recupero intensivi e mirati messi in atto dagli insegnanti stessi della
scuola prima degli scrutini finali.
Chi ancora non riesce a raggiungere la sufficienza in non più di due materie, in un contesto generale comunque di sufficienza, viene promosso, ma con l'assegnazione di un lavoro estivo supplementare e mirato da svolgere, su cui il ragazzo viene esaminato nei primi giorni di settembre, prima dell'inizio della scuola.)
Come giudica l'esperienza finora attuata nel vostro liceo?
L'esperienza è stata verificata e modificata ogni anno allo scopo di rendere l'attività di
recupero sempre più mirata e sempre più efficace. Quando abbiamo notato dei problemi ci siamo
impegnati costantemente come Collegio e nei consigli di classe ,sempre tenendoci in contatto con la
componente dei genitori, ad affrontarli anche con un grosso aggravio di lavoro per gli insegnanti
(informazioni costanti alle famiglie per lettera e colloqui personali, assegnazione di lavoro personale per
interventi mirati, incremento delle ore di lezione nelle singole materie durante i giorni dedicati al
recupero, ecc A questo proposito mi preme aggiungere che durante questi periodi gli studenti che non
necessitano di recuperi vengono impegnati dagli stessi insegnanti in attività di approfondimento di
carattere estremamente vario che si sono verificate molto produttive, ricche, stimolanti la creatività
e gli interessi dei ragazzi a 360 gradi. Evidentemente in questi periodi la scuola deve rimanere attiva
mattina e pomeriggio...
Che cosa suggerirebbe a genitori ed insegnanti di altre scuole, in forza della sua esperienza?
L'esperienza ci ha insegnato innanzitutto che spesso più che di un accanimento didattico a forza
di lezioni private, i ragazzi hanno bisogno di un aiuto di tipo metodologico ( come studiare e come
garantirsi le condizioni per studiare) che può venire acquisito in un rapporto anche di piccoli gruppi
in cui l'insegnante non ripete delle informazioni, ma crea le condizioni perché il ragazzo metta a
frutto e assimili quanto gli è stato spiegato nella mattinata e usi correttamente degli strumenti che
ha a disposizione. Abbiamo ormai la certezza che i problemi di apprendimento sono spesso problemi di
carattere affettivo, ossia di una disaffezione verso la materia, verso la scuola, ecc.
Allora è necessario intervenire a questo livello più che moltiplicare le terapie intensive
sulla materia. Spesso l'affrontare in modo insolito gli argomenti, vivere un'esperienza di scuola il meno
possibile autoreferenziale (e quindi non vedere finalizzato il proprio lavoro solo all'interrogazione o al
compito in classe, ma anche a momenti di comunicazione al resto della scuola o addirittura al mondo esterno
(mostre, open day, ecc); scoprire che i propri interessi non rigidamente curriculari (per es. musica,
fotografia, giornalismo, cinema, fino a corsi di pronto soccorso, laboratori di vario genere, ecc) possono
essere oggetto di interesse all'interno dello spazio scolastico e che, adeguatamente supportati e guidati
dalla presenza di adulti, possono diventare parte integrante del programma scolastico, tutto questo dunque si
è rivelato più produttivo a volte di una massiccia dose di lezioni nella singola materia,
perché ha modificato l'atteggiamento del ragazzo nei confronti della scuola e ha prodotto un
incremento di stima e di interesse verso il proprio lavoro.
La redazione