Nel marzo 2002 sono scomparse definitivamente tutte le valute dei paesi dell'Unione Europea che firmarono il trattato di Strasburgo del novembre 1998, cioè coloro che hanno aderito all'Euro come moneta unica.
In ricordo alla nostra ex moneta corrente, dedico un cenno di storia.
.
L'origine della lira è molto antica. Il suo nome deriva da
libbra, che nel sistema di misurazione romana corrispondeva ad un peso di
circa 325 grammi.
Nel 790 D.C. la riforma di Carlo Magno istituì la libbra
come mezzo di pagamento, dove una libbra d'argento valeva 240 denari. Il denaro
d'argento era però scomodo, non aveva multipli e per le transazioni di portata
maggiore, come la compravendita di terre, schiavi o cavalli.
Per evitare
difficoltà, i mercanti trovarono più pratico dire "1 lira" al posto di "240
denari", e allo stesso modo "10 lire e 100 denari", invece di "2500 denari".
Così, il concetto di lira si affermò nel linguaggio quotidiano, pur non
esistendo realmente come moneta, e questo, curiosamente, per circa mille anni.
La sua fama pero' raggiunse quasi tutto l'Occidente nord-europeo cristiano
dell'epoca, fino alla Manica e senza mai spingersi più a Sud di Roma, dove
perdurò il sistema monetario romano-bizantino o si affermò l'influenza della
moneta araba.
Per l'Unità d'Italia si volle adottare un sistema monetario
comune per il neonato mercato interno; nelle province che fra il 1859 e il 1861
venivano mano a mano annesse al regno sabaudo, Vittorio Emanuele II estese, in
sostituzione delle monete locali, la lira nuova di Piemonte, da allora in poi
chiamata lira italiana, e la pose su base bimetallica al rapporto oro-argento di
1:15.5. Le prime "1 lira", quelle degli anni 1861 e 1862, erano in argento 900.
Dall'anno successivo fu usato per il conio l'argento 835, tranne che per le
monete da 5 lire o valori superiori, che rimasero nel metallo più pregiato.
D'argento erano anche i pezzi da 20 e 50 centesimi, mentre le monetine più
piccole erano di rame.
Da subito la nuova moneta si trovò ad affrontare una
situazione critica, quando il 1° maggio 1866 il governo emanò il famoso decreto
che istituiva il corso forzoso della lira, che dichiarava l'inconvertibilità
della carta moneta in circolazione in metallo prezioso. Il corso forzoso venne
poi abbandonato nel 1881, restituendo fiducia nella moneta italiana sui mercati
finanziari. Anche se la stabilità monetaria non era assoluta, negli anni tra
l'unificazione italiana e il 1914 le fluttuazioni furono piuttosto contenute e
si accompagnarono a un notevole incremento del reddito pro-capite.
Il primo
conflitto mondiale inaugurò invece una nuova era, caratterizzata da una veloce
corsa dell'inflazione. Nel 1914 occorrevano 3.48 lire per acquistare un grammo
di oro, mentre nel 1921 ne servivano 15.68. Il carovita acuì la protesta sociale
che stava crescendo nel paese: nel biennio 1919-1921 un'ondata di disordini e
violenze travolse la penisola, aprendo la strada al fascismo. Tra le politiche
economiche che il governo Mussolini intendeva perseguire vi fu la rivalutazione
della lira. Verso la fine del 1925, infatti, l'aumento della circolazione
monetaria, che aveva sostenuto la crescita industriale, iniziava a mostrare i
lati negativi dell'inflazione e della svalutazione sui mercati esteri.
A
coronare una serie di manovre stabilizzanti, venne il 18 agosto 1926 l'annuncio
dell'apprezzamento della moneta nazionale a un livello molto alto: occorrevano
infatti 90 lire per ogni sterlina inglese, quando il cambio precedente era
145-150 lire. La scelta della "quota novanta" era dettata non solo da ragioni
economiche, ma anche da considerazioni di prestigio internazionale e dalla
ricerca del consenso delle classi medie, che vedevano rivalutati i propri
risparmi.
Con il nuovo secolo, precisamente a partire dal 1936, le monete da
1 lira passarono dall'argento al nichel, seguito a ruota dall'acmonital, una
lega formata da acciaio, cromo, nichel e vanadio, usata ancora oggi per le 50 e
100 lire.
L'inflazione, intanto, crebbe a dismisura con la seconda guerra
mondiale: nel 1943 l'oro valeva 21.38 lire al grammo, solo due anni dopo già
112.53 lire e nel 1948 il suo prezzo era di ben 646.64 lire.
Gli anni
Cinquanta e Sessanta segnanono il periodo del "boom", della miracolosa ripresa
dell'economia italiana. Poco importò se la moneta base di 1 lira era uno
spicciolo di appena 17 millimetri di diametro, e poco più di mezzo grammo di
italma, una lega poco nobile a base di alluminio e magnesio; fu il simbolo di
rinascita economica, a dispetto della guerra appena conclusa e della povertà
ancora diffusa, in un periodo nel quale la gente canta "Se potessi avere mille
lire al mese…".
Questo sentimento concorre anche negli anni successivi,
sempre di forte crescita economica. Non è un caso che sul dritto della moneta,
dal 1951, viene coniata una cornucopia, simbolo dell'abbondanza.
Ecco la
tabella che indica il valore della lira nel corso di più di un secolo, dove, per
ogni decennio, è stata calcolata una media fra il reddito pro-capite e il potere
d'acquisto sul costo della vita.
|
ANNO |
Valore di centomila £ del 2000 |
percentuale |
|
1860 |
1 |
0.001% |
|
1870 |
2 |
0.002% |
|
1880 |
3 |
0.003% |
|
1890 |
4 |
0.004% |
|
1900 |
5 |
0.005% |
|
1910 |
6 |
0.006% |
|
1920 |
30 |
0.03% |
|
1930 |
80 |
0.08% |
|
1940 |
100 |
0.1% |
|
1950 |
3500 |
3.5% |
|
1960 |
10000 |
10% |
|
1970 |
20000 |
20% |
|
1980 |
50000 |
50% |
|
1990 |
70000 |
70% |
|
2000 |
100000 |
100% |