il gatto nella storia
I dizionari definiscono il gatto un mammifero carnivoro, addomesticato da secoli; teoricamente parlando l'uomo se lo tiene in casa per coccolarlo o perché dia la caccia ai topi.
Avere un gatto, oggi, è semplicissimo. Ma non è stato sempre così. Abbiamo prove certe che i primi tentativi per addomesticare il gatto, anche se più che soddisfacenti dal punto di vista felino, non ebbero esiti molto brillanti. Riteniamo giusto pertanto osservare un minuto di raccoglimento alla memoria di quei nostri coraggiosi antenati.
L'uomo preistorico aveva molte cose da imparare sul conto dei gatti. Anziaitto scoprì che, di gatti, ce n'erano molte specie diverse. Quasi tutte poco raccomandabili.
![]()
L'esperienza del primo uomo coi leoni non fu molto più fortunata di quel che era successo con le tigri Dente-a-sciabola; il leopardo poi aveva la pessima abitudine di capitargli sempre addosso di spalle; il gatto selvatico si rivelò degno del suo nome; e, in quanto alla puzzola, pur portando involontariamente l'uomo alla scoperta del profumo, aveva un certo modo di fare con la coda che era semplicemente disastroso. In preda allo sconforto, l'uomo stava per rinunciare all'impresa, quand'ecco uscire dalla foresta questo animaletto:
L'uomo s'irrigidì e restò in attesa degli sviluppi della situazione. Gli artigli dell'animaletto, apparentemente ben disposto, erano nascosti. Quando la bestiola agitò lentamente la coda, non accadde nulla. L'uomo allungò una mano con cautela, ad accarezzare quell'animale inodoro, non selvatico, non antropofago. il gatto fece le fusa, si strusciò. Corrispondeva alla definizione data dai dizionari.
Dopo un'attenta ispezione della sua nuova casa, il gatto si affrettò a far sloggiare dalla caverna tutti i topi. Finita coi topi, diede inizio all'operazione rifornimento viveri: il che indusse l'uomo a spostare verso l'alto i propri averi. Non è escluso che ciò abbia contribuito all'invenzione della tavola: oggetto, da allora, di perpetua discordia tra l'uomo e il gatto.
Le prime notizie sui gatti ci giungono da antiche tavolette scritte in sanscrito. Chi sia stato il primo a scrivere qualcosa sui gatti non si sa, poiché l'autore non ebbe l'avvertenza d'incidere il proprio nome a piè di tavoletta.
Gli scrittori egizi si dedicarono con impegno ai gatti, che al tempo dei Faraoni già dettavano legge. Erano tenuti in gran conto per la loro bellezza e utilità. Le egizie ne adottarono lo charme, come hanno sempre fatto da allora le donne di classe. Copiavano, nel trucco, la forma e l'eleganza degli occhi felini. Imitavano, forse nella speranza di ottenere il medesimo risultato, quell'atteggiamento misterioso e distaccato ch'era stata la prima cosa ad attirare l'uomo verso i gatti. Cleopatra sperimentò questo sistema con ottimi risultati. Marc'Antonio, un po' meno.
Allora come oggi, il gatto aveva anche un valore economico. L'Egitto era il grande granaio del mondo civile. Purtroppo, però, i suoi immensi sili a fòrma di torre erano visibili ai topi nel raggio di chilometri e chilometri; e costoro vi si precipitavano a frotte, per la strada più breve. Non fosse stato per il gatto, ne sarebbe conseguito un pauroso assottigliamento della popolazione umana, con fatale incremento di quella dei roditori. Invece il gatto fermò l'invasione sul nascere. I sacerdoti addetti alla sorveglianza dei granai pensarono di premiare il gatto per la nobile impresa compiuta; ma, non volendo dargli nulla sotto forma di beni tangibili, scelsero il sistema più economico. Ne fecero un dio. Il che, a quei tempi, equivaleva pressappoco ad essere nominato segretario di un vicepresidente, o qualcosa di simile.
Inoltre decretarono che far espatriare un gatto dall'Egitto era un reato punibile con la morte.
Gli egizi chiamavano il gatto fe/is cafra; e noi potremo magari farci quattro risate alla faccia di un popolo capace di divinizzare una bestiola del genere; però anche i nostri antenati lo chiamarono fe/is cafra, e vennero alla conclusione che il gatto fosse un demonio.
Il Medioevo è pieno di topi ben pasciuti e di gatti affamati. Per i gatti, quello fu un periodo spaventoso; del resto' nemmeno gli uomini stavano molto meglio. Lo splendore dell'Ellade era stato offuscato dai fetidi miasmi della superstizione. L'uomo aveva paura anche delle ombre. Chi ci rimetteva era il gatto; ai topi non era mai andata tanto bene. Tuttavia, a causa della peste da essi provocata, l'uomo da allora ha sempre saputo tenere in soggezione la stirpe dei roditori, grazie all'incrollabile fedeltà del gatto.
Alla fine la gente tornò ad accettare il gatto come un prezioso alleato, e questi riprese a prosperare.
Ed ora veniamo all'attrazione numero uno, al micio domestico, moderno, ci la frage, ultrasofisticato: il felì~ Iomesticus calculans.
Secondo gli ultimi censimenti, esistono oggigiorno, circa ventisette milioni di gatti. Non sappiamo come lo scrutatore sia giunto a questa cifra, ma corre voce che attualmente egli sia ricoverato in rigoroso isolamento in una clinica per malattie mentali.
In definitiva, il particolare più straordinario è la loro sterminata varietà. Se ne trovano di adatti a tutti i tipi di arredamento (compresi i colori), al reddito, alla personalità> al temperamento di ognuno di
noi. Sotto il pelame, però-di qualunque colore esso sia-si nasconde,sostanzialmente immutato, uno fra gli spiriti più indipendenti dell'universo.
E, come ha sempre fatto nel corso dei millenni, il gatto pensa..., pensa. Volgiamoci ora ad esaminare qualcuna delle idee che, probabilmente, si agitano nel suo piccolo ma fertile cervello.