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(Non) sono un angelo

Di Luca Valtorta - Tutto n.3 del marzo 2000

La nuova Carmen è veramente tranquilla, serena. Ci accoglie con grandi sorrisi nello studio bolognese dove sta masterizzando il suo quarto cd. Basterebbe già questo per capire che la rabbia del disco precedente, "Mediamente isterica", è ormai solo un ricordo. I ritratti di donne tradite nell'amore e nella vita, raccontati in quell'album, hanno lasciato posto a nuovi quadri raffinati, delicati, a volte dolcissimi e spesso venati di un senso di malinconia o di amarezza sottile.

Durante la seduta di trucco prima della foto, Carmen ci racconta di una lunga, lunghissima tournée, che l'ha vista percorrere tutta l'Italia. E dell'irriducibile riposo nella sua città, Catania, che lei ama più di ogni altro luogo, perché li ci sono gli amici veri, quelli che la conoscono da sempre. Lì la aspetta la sua famiglia, che oggi è più importante che mai, proprio perché Carmen è quasi sempre via.

Non siamo in America o in Inghilterra, dove sono molti i giovani che vivono per e con la musica. In Italia Carmen Consoli, con i suoi 25 anni e già 3 dischi alle spalle, rimane un'eccezione; anche se speriamo che in futuro lo sia sempre meno. Il suo nuovo album, Stato di necessità, di cui Carmen ha curato testi, musiche e produzione, non sarebbe dovuto uscire prima del 2001. E invece…

Non riesci proprio a lasciare la musica: hai appena finito una tournée lunghissima ed eccoti qui con un disco nuovo di zecca… Vorrei risponderti con una metafora. In questo disco parlo di Orfeo, semidio figlio di Apollo e Calliope, che ha la dote del bel canto. E che, attraverso questo talento, riesce a convincere Ade e Persefone, divinità degli inferi, a riavere la sua amata Euridice. Ma le cose non vanno per il verso giusto e alla fine Euridice viene risucchiata di nuovo nell'oltretomba. Ecco, io no. Anche se, in realtà, rischiavo di fare quella fine. Orfeo, invece, rappresenta il momento attuale, in cui mi sento felice e non più confusa.

Cosa è successo in questo periodo? Ho trovato finalmente un ambiente di lavoro che i rende tranquilla. La mia manager Federica, infatti, è prima di tutto una vera amica. Lei mi ha dato la serenità per occuparmi della musica, senza pensare ad altro. Ho fatto quindi questo tour bellissimo, con un pubblico straordinario che i ha dato la carica. I pezzi nuovi sono venuti così: sera dopo sera, alla fine di un concerto, appuntavo nuove idee su un registratore. Quando le ho riascoltate mi sono resa conto che avevo l'imbarazzo della scelta. Mi sono limitata a scegliere brani che fossero molto diversi tra loro. Il che è strano, perché di solito sono monotematica sui testi, sui suoni, su tutto…

Leggendo però brani di questo disco, come L'epilogo o Non volermi male, si avverte comunque un senso di "fine", sebbene stemperato nella dolcezza… Parlo di un epilogo e poi tiro fuori Orfeo - fine e rinascita - per sottolineare il senso di passaggio. E comunque non c'è una sensazione di tristezza o rimpianto, perché dico: "Abbiamo deposto le ali" e "Abbiamo deposto le armi". Il raggiungimento della consapevolezza è una crescita, forse inevitabile, nel processo che ci porta a diventare adulti. Il risvolto positivo in un passaggio che può essere doloroso. E' svanito il senso di impotenza di fronte ai meccanismi della società, che ingannava e stritolava nelle canzoni di Mediamente isterica. Lì avevo toccato il fondo: avrei potuto diventare definitivamente sterile o risorgere, trovando nuove strade.

Infatti quello precedente era un disco "arrabbiato"… E' stato l'album del disincanto, che partiva da una serie di constatazioni amare. Anche se poi, credo, l'ironia stemperava l'atmosfera. Il nuovo, invece, l'ho scritto che stavo bene: mi sono alzata una mattina col piede dritto e da allora ho deciso di andare a Sanremo con un brano che ancora non avevo e con un disco tutto da fare, nel senso che c'erano le idee ma bisognava buttarle giù…

E' questo lo "stato di necessità" di cui parli nel titolo? Sì, avevo un mese e mezzo di tempo. Da quel momento abbiamo chiuso le porte e ci siamo messi a lavorare non stop, venti ore al giorno. Tra l'altro, questo cd chiude il cosiddetto periodo "rock". Mi ero resa conto di essere stata etichettata e sinceramente non mi andava. "Dov'è tutto questo rock?", mi chiedevo. Non solo: avevo voglia di uscire da Carmen Consoli.

In che senso? Nel senso che quello di Carmen Consoli - la cantantessa rock - era un ruolo che stava cominciando a soffocarmi. Così mi sono rimessa a studiare le canzoni degli altri, a fare cover come dieci anni fa: Bob Marley, Creedence, James Brown. Grazie a Mario Venuti, poi, ho scoperto la musica brasiliana. A me piace uscire dai miei vestiti, provare a indossare qualcos'altro. L'ho voluto dimostrare con un disco come questo dove, musicalmente parlando, non c'è un pezzo uguale all'altro.

Dicevi che Orfeo è la rappresentazione di quello che in antropologia si chiama "un rito di passaggio", cioè l'esemplificazione attraverso un mito di un processo di trasformazione… Sì, anche se nel mio caso l'accostamento non è arrivato dai libri, ma dall'intuizione. Questa consapevolezza del mutamento è talmente forte che in futuro voglio sancirla a partire dai titoli dei miei dischi. Che magari richiederanno più di due parole, saranno più articolati.

E poi ci sono anche dei brani estremamente sensuali… Sì, sono quelli più "sostenuti" dal punto di vita musicale. Mi sono inventata una trilogia "dell'erotismo", in cui non esprimo né rabbia né rancore e dove mi diverto a raccontare delle situazioni. Dalla ninfomane che va dal dottore e gli dice "Saltami addosso!", in Stato di necessità, alla Bambina impertinente che è piccola e vuole sembrare grande. Fino alla donna che va da un macellaio, il quale si sente irresistibile con il suo "sguardo languido ed erotismo da spiaggia", ne Il sultano della Chianca. Un po' di solarità non guasta. I tempi bui sono lontani. Per fortuna.

Tutte le canzoni di stato di necessità Una grossa sorpresa aspetta il pubblico dell'ex "cantantessa rock". Che non scherza quando dice di voler uscire dal cliché "Carmen Consoli" in tutto e per tutto: nella musica, nei testi e, soprattutto, nella voce. In questo disco scoprirete, infatti, nuove profondità, unite ad un modo di cantare diversissimo da quello che l'ha reso famosa. E che in Italia ha persino già fatto scuola.

Si passa dai languidi ritmi sudamericani di un brano come "Perso di vista" alla leggerezza di "Stato di necessità", dalla dolcezza di "L'ultimo bacio" e "L'epilogo", all'attacco fulminante di "Amado Senor". Ma questo è anche un disco di finali, come quello che appare in coda a "Il sultano della Chianca". Sensazione raccolte e al tempo stesso lievi, invece, per il brano "In bianco e nero", pezzo che Carmen porterà al festival di Sanremo, dedicato a sua madre: un ritratto - flashback che pure non ha niente di malinconico. Ritorno al ritmo e all'ironia con "Bambina impertinente". E poi, ecco i brani più intensi e raffinati: da "Orfeo" a "Parole di burro" o "Novembre '99 (l'isola del tesoro)": quest'ultimo sì, impregnato di sapori malinconici e languidi.

Infine, un piccolo capolavoro. Vero gioiello di questo album raffinato e imprevedibile, "Non volermi male": un pezzo solo per voce e pianoforte. Dove Carmen canta come non ha mai cantato. E che fa venire i brividi. In poche parole, questo è il disco più bello della sua carriera. Se non si era ancora capito, Carmen Consoli non è un fenomeno di passaggio.

 

La svolta di Carmen Consoli

Di Giulio Brusati - da "L'Arena" del 2/03/2000

"Ho bisogno di dimostrare al pubblico che sono capace di fare cose trasversali, pop compreso. Ho molte sfaccettature e una di queste mi ricollega a Domenico Modugno. Mio padre cantava spesso "Piove" e ogni volta io piangevo di commozione. Ho realizzato in tempi stretti Stato di necessità perché ho sentito l'urgenza di comunicare il mio stato d'animo"

Carmen Consoli si è presentata per la terza volta a Sanremo, e non è più la giovane promessa di "Amore di plastica" ('96) né la sorpresa di "Confusa e felice" ('97). Forte del successo di "Mediamente isterica" (l'album del '98 con il supersingolo "Besame Giuda"), ha presentato proprio durante il festival il suo nuovo cd, "Stato di necessità".

"A Sanremo quest'anno ho portato In bianco e nero, una canzone che parla di mia madre" - ci racconta sorridendo. "Non è forse la canzone più bella dell'album ma è una fotografia alla quale sono molta affezionata. Per me è la più adatta al festival. E' allegra, ritmicamente frivola e mi attirava l'idea di portare sul palco dell'Ariston un brano movimentato. L'arrangiamento resta uguale. Devo dire che l'orchestra della Rai a Sanremo lo ha suonato in maniera perfetta. In bianco e nero ha una ritmica beat e gli orchestrali ce l'hanno nel sangue perché hanno vissuto di persona quel sound".

Non sarebbe stato meglio portare a Sanremo un brano provocante come "Bambina impertinente"? Non voglio essere di rottura. Non ho motivo di esserlo. Rottura contro cosa, poi? Credo che non si debba andare a Sanremo per stravolgerlo. In Riviera devi portare qualcosa di adatto all'orchestra perché non ci vai con la tua band. Non puoi portare il rock; me ne sono accorta e non lo farò mai più. E poi ho bisogno di dimostrare che faccio delle cose trasversali. Ho molte sfaccettature, tra cui una pop, alla Modugno.

In "Stato di necessità" c'è "L'ultimo baio" dove lei canta un "malinconico Modugno". Si tratta della canzone "Piove (ciao ciao bambina)" brano che gli diede la vittoria a Sanremo nel '59 in coppia con Jonny Dorelli. Mio padre me la cantava e ogni volta io piangevo. La verità è che ho sempre amato Sanremo. Tuttavia è una cosa come tante altre. Non vedo perché dargli tutta questa importanza, in positivo o in negativo.

E' vero che avrebbe voluto parteciparvi anche l'anno scorso? Sì, è stata la casa discografica che non ci ha mai mandato. Volevo portare "Besame Giuda" oppure "Autunno dolciastro". Quest'anno però, non potevo proprio mancare: è il 2000, è il 50° festival e io compio 25 anni. Me li devo giocare al lotto, stì numeri.

Il nuovo album è stato realizzato in poco tempo perché lei lo scorso autunno era ancora in tour… Ho sentito l'urgenza, la necessità di comunicare un mio nuovo stato d'animo; per questo l'ho intitolato "Stato i necessità". Ritenevo giusto farlo uscire durante il festival e non volevo fare solo un singolo per la manifestazione. Se avessi levato un brano unico dall'album, sarebbe stato come ritagliare una figura da una foto; non si sarebbe visto il resto.

Però avrebbe potuto portare in gara il brano che dà il titolo all'album, con tutte quelle frasi piccanti… Oh, sì, avrei potuto cambiarla in "Saltami addosso, Fazio/ coraggio, divorami!

 

Felicità è rendersi imprevedibili

Di Flavio Brighenti - Musica n. 226 del 17/02/2000

"Stato di necessità" è il titolo del quarto album della cantantessa catanese, in uscita a fine mese.

"Credo che il pubblico, soprattutto chi non mi hai vista in concerto, si sia fatto di me l'idea di una persona seriosa, introspettiva , che si prende sempre molto sul serio. Quell'immagine corrisponde solo in minima parte alla mia vera personalità, che implica pure una componente ludica, divertita e divertente. Così ho giocato a fare il Consoli Show e ho dato parole all'immaginario sessuale che ricorre con più insistenza nei sogni femminili" racconta lei "d'altronde l'erotismo è un aspetto importante della vita di una persona. Per cantarlo, mi sono armata di dosi massicce di ironia".

A 25 anni, con tre dischi alle spalle, due Festival affrontati e un terzo che l'aspetta, Carmen Consoli ha scelto di mostrarsi ai suoi fan in una dimensione parzialmente inedita. Non soltanto sul versante dei testi - dove, a parte la "trilogia erotica", torna a fronteggiare il detestato mondo delle apparenze e mille altre facezie che danno colore alla quotidianità - ma anche e soprattutto su quello della musica, mai così densa per assortimento di generi.

"Stavo rischiando di diventare la parodia di me stessa", confessa ripensando al ruolo di rockeuse che si era fin qui ritagliata. "Il fatto è che amo il presente - artisti come Fione Aplle, Beth Orton, Stereophonics, Supergrass, Lamb, negli ultimi tempi - ma più ascolto i suoni di oggi e più i convinco che devo riprendere le mie radici per dare il meglio di me. Sono figlia di Domenico Modugno, dei Beatles e degli Stones… e di Aritha Franklin. Lei aveva proprio tutto: canzoni e arrangiamenti strepitosi, l'intenzione giusta e una voce da Dio". Calata nei pantaloni di pelle e nella cattiveria del rock, Carmen rischiava la fine del verme nel legno, prigioniera di un unico ruolo che svilisce la densità emotiva e virtuosa del suo talento.

Stabilizzate le correnti della vita affettiva ("nel '99 ho avuto tre fidanzati, e l'ultimo resiste ancora"), rinsaldando attraverso l'esperienza televisiva di Comici il legame con il suo passato nei club di Catania, quando si cimentava con le cover più pervie e imprevedibili, Carmen offre con le 12 canzoni del nuovo album un mosaico mai così assortito di tasselli. E sovrappone molte plausibili immagini della sua indole di interprete e di autrice, confortata da un piccolo esercito di collaboratori vecchi (Massimo Roccaforte) e nuovi, compresa l'orchestra di Roma diretta da Paolo Buonvino. Il dispiegamento d'archi e di ottoni potrebbe scioccare i fan della prima ora ( e già il brano di Sanremo, "In bianco e nero", fornirà una discreta chiave di lettura del nuovo corso), ma è proprio il gusto di sorprendere - e di sorprendere lei per prima - quel che ha fornito carburante al motore dell'album.

"Mi sento come se fossi rinata, e lo canto esplicitamente in Orfeo. Un bel giorno mi sono svegliata con il piede dritto. E ho cambiato tantissimo, a partire dal metodo di comporre. Prima scrivevo i testi, e su quelli forzavo la musica. Qui ho fatto il contrario: partivo da un'idea strumentale e su quella improvvisavo. Immaginandomi per di più non la cantante ma la chitarra solista del gruppo. Quando mi sono trovata a cantare, su queste basi, mi sono accorta che lo facevo con maggiore naturalezza. Ho lavorato con un ritmo da forsennata, in pratica venti ore al giorno, da metà novembre fino a gennaio. E mentre dormivo, spesso mi capitava di sognare gli arrangiamenti dei brani…". Un'invasata, parrebbe. Tanto più che, quando le capitava di tornare a casa, c'era spesso il padre ad accoglierla. A braccia aperte, naturalmente. Ma molto spesso anche con la chitarra in mano, e prodigo di consigli.

"Già, sono figlia d'arte. Papà mi ha suggerito arpeggi e soluzioni armoniche del suo tempo, inusitate per noi, e proprio per questo affascinanti. So che parte del mio pubblico si stupirà del nuovo disco, ma ho fatto una scommessa con me stessa. Ai miei concerti anche i "punkabbestia" mi seguivano quando cantavo Besame mucho, lo facevano in coro con me. E' in quelle circostanze che ho capito che potevo e dovevo uscire dal piccolo mondo del rock - che non rinnego affatto, anche in Stato di necessità ho inserito brani tiratissimi - e a fissare immagini più corrispondenti alla varietà dei miei gusti artistici.

Con la zampa sul patrimonio nazionale e l'altra sul mondo angloamericano, Carmen si rimette in carreggiata sulle piste del pop per vedere l'effetto che fa. Intanto, negli studi Fonoprint di Bologna, mentre la cantante suggerisce dal cellulare la ricetta per il minestrone al suo ragazzo, insistendo sulle dosi precise delle cipolle, sedano e carote, Fabrizio Simoncioni stende sulla consolle del mixer metri di nastro adesivo con su scritto, in corrispondenza dei cursori, gli elementi da equilibrare, verificando dal monitor e dalle casse la scientificità del suo intuito. L'impressione è che mai un disco di Carmen Consoli abbia avuto un suono così rotondo, limpido, insieme scanzonato e rigoroso. Per una come lei, che da anni sognava di duettare con Al Bano, non c'è neanche da stupirsene.

 

I segreti dietro le quinte di Sanremo

Da "Chi" del 1 marzo 2000

Festival senza amore per Carmen Consoli: il suo fidanzato, un medico, catanese come lei, è attualmente negli Stati Uniti dove, grazie ad una borsa di studio, farà esperienza tra i colleghi d'oltreoceano. Confida Carmen: "E' un amore in pausa forzata. Una storia davvero strana la nostra. Lui è stato il mio primo fidanzato, poi ci siamo lasciati e quindi siamo tornati assieme. In pratica siamo insieme da 10 anni. Adesso c'è questo momento di lontananza , che purtroppo sarà molto lungo. Non so come finirà. Però nel mio nuovo cd "Stato di necessità", la canzone che dà il titolo all'album è dedicata a lui. E nel testo dice: "Saltami addosso dottore, coraggio, divorami, straziami, studiami a fondo… Nessun imbarazzo, saltami addosso, non aspetto altro…"

A far compagnia a Carmen nelle ultime serate sono arrivati i genitori Giuseppe e Mariarosa, e ai rapporti con la madre è dedicata "In bianco e nero", la canzone che ha portato al Festival. Spiega: "Rapporti che hanno avuto momenti di tensione per cose che possono far sorridere, ma che a volte nella vita di una ragazza sono importanti. Per esempio a 14 anni mia madre non voleva che mi mettessi un top col disegno di un drago. Oppure la battaglia che ho dovuto combattere per avere la Vespa. Scrivevo "Voglio la vespa" su ogni pezzo di carta che trovavo in casa, compresa la carta igienica. Nella canzone faccio un bilancio sui nostri rapporti".

Grande curiosità, infine, anche per un episodio che riguarda Carmen avvenire dietro le quinte del Festival: la cantante ha suggerito tre numeri da giocare al lotto sulla ruota di Palermo, qualcuno li ha giocati e ha vinto.

 

Bésame Carmen

di Isabella Santacroce- Sette settimanale del Corriere della Sera n° 3 del 21.01.99

Come una bambola si lascia truccare mentre il fotografo attende nella sala riunioni della PolyGram. Io la guardo. E c'è stato un viaggio in treno prima di questo e poi Carmen immobile e seduta che saluta il mio arrivo con quel suo accento caldo. Cosa che ha a che fare con la Sicilia e le arence e la vitamina C e una ragazzina dai capelli che già a 15 anni domava coraggiosamente la folla prendendo a pugni la sua chitarra. "Risale a 10 anni fa", spiega orgogliosa mettendosi in ginocchio sulla sedia, cambiando continuamente posizione. "Era una delle mie prime esibizioni davanti a un pubblico numeroso. Accompagnavo una ragazza che cantava una nenia abbastanza noiosa e tutti fischiavano". Per farmi capire si alza in piedi e inizia a gridare "andate via" in siciliano, ricordando quelle voci che le sono rimaste dentro da quel giorno. "Quando sono uscita sul palco da sola ancora fischiavano e così ho dato tre pugni alla mia chitarra per farli stare zitti e poi ho iniziato a suonare".

I tuoi fan ti adorano. Mi ha colpito l'amore e la fascinazione che hanno per te. Che rapporto hai con loro?Quest'anno ho vissuto molto il contatto con la gente che mi ha amato e conosciuto attraverso la mia musica e la cosa che più mi ha sorpreso è che sono riusciti a scoprire degli aspetti nascostissimi di me nonostante io non dia mai una chiave di lettura semplice della mia persona. Mi scrivono molte lettere che finiscono per sostituire le pagine dei libri i da cui traggo ispirazione e insegnamento. Le emozioni che mi trasmettono mi aiutano a scrivere cose nuove...la risposta alle loro lettere è il mio album

Hai risposto con testi che spesso parlano di tradimento. Che cos'è il tradimento per te?È il poco rispetto nei confronti di un bene che ti viene dato che è la fiducia. Il tradimento di cui parlo in Bésame Giuda. Non è amoroso ma è proprio il tradimento nel profondo. Non sopporto le persone che utilizzano il raggiro facendo perno sulle cose che per te sono importanti solo per trarre dei vantaggi approfittando della tua fiducia e della tua bontà.

Ma tu non tradisci mai?Credo nell'importanza di essere fedele alle proprie passioni che nel mio caso sono la musica, me stessa e gli altri. Quando mi succede di non esserlo mi sento piccolissima... Non tradire una passione deve essere un atto d'amore. Cerco di essere corretta con gli altri, ma a volte finisco per tradire me stessa.

In Contessa Miseria parli di una donna terrorizzata dal passare del tempo e "vittima dell'inganno di questo secolo che rincorre il mito di forme avvenenti e di chirurgia estetica". Tu hai paura di invecchiare? Si, anche io sono condizionata dai mass media. Questa tortura psicologica della guerra contro il tempo, questo ricordare attraverso immagini di quindicenni che usano cremine antirughe destinate a quarantenni che quando raggiungi una certa età sei completamente out, tutto questo mi dà panico. Contessa Miseria è ciò che non vorrei essere ma potrei diventare...non vorrei ridurmi così...

E se ti riducessi come lei pensi che ricorreresti al bisturi?In questo momento sono così vanitosa che lo fare.

Anche adesso a ventiquattro anni, solo per modificare qualcosa del tuo aspetto fisico?No, non cambierei niente di me. Io sono come la mia musica. La mia musica ha i difetti che ho io. Ha l'accento siculo, i capelli neri e un metro e 63 di altezza.

Come vivi ora che sei riuscita nel tuo intento, ora che i fan ti adorano e la tua musica piace così tanto?L'unica cosa che non mi piace di tutto quello che mi sta succedendo è il fatto di essere una ragazza con la valigia...non ho un punto fisso in cui stare e ultimamente mi fa stare male... viaggio continuamente da un albergo all'altro e vorrei avere un posto tutto mio.

Leggendo i testi di Mediamente Isterica il sentimento che più ho sentito è la paura dell'abbandono. È così?Io ho bisogno di una guida, provo smarrimento senza, sono una persona che ha bisogno di qualcuno da seguire. Non sono una leader, mi devo accodare.

Sei mai stata abbandonata?Sono stata abbandonata in un fiume. Esattamente nel fiume Simeto. I miei genitori attuali mi hanno trovata lì, dentro un cestino con un biglietto accanto con sopra scritto: "Questa bambina viene dallo spazio, ha dei poteri speciali, chiunque la trovi ne abbia cura. Questa bambina è un angelo".

 

Il canto della sirena

di Federico Guglielmi Il Mucchio Selvaggio n° 325 del 27.10.98

E' la Carmen Consoli di sempre, quella con la quale mi trovo a colloquio ad un tavolino di un famoso bar del centro di Roma in un soleggiato pomeriggio di inizio autunno: incontenibile nell'esposizione verbale e piacevolmente anarchica nell'affrontare il rito troppo spesso freddo e stantio dell'intervista.

Ancora una volta, a trionfare sulle aride necessità "promozionali" è il desiderio di spiegare e spiegarsi: magari anche per ricevere conferme, e non solo per il sottile piacere di ammaliare l'interlocutore di turno con l'esuberanza di un flusso di parole e pensieri scaturito direttamente dal cuore.

- La prima domanda è a dir poco scontata: qual è il significato nascosto del titolo Mediamente Isterica?Un altro stato d'animo, questa volta non contraddittorio come per Confusa e felice. L'idea è venuta dalla settimana che precede il ciclo, in cui lo scompenso ormonale subito da noi donne agisce sul sistema nervoso e provoca una fase depressiva durante la quale siamo poco padrone delle nostre reazioni. Se ci fai caso, i ritratti femminili delle canzoni sono tutti di ragazze o signore "mediamente isteriche"…

- Ti identifichi in queste donne, o la tua osservazione si svolge dall'esterno?Diciamo che ho cercato per lo più di calarmi nella realtà di donne i cui tratti caratteriali dominanti mi appartengono solo in minima parte: in linea di massima non mi ci riconosco granché, ma provo ad immedesimarmici e ad immaginare i loro possibili punti di vista. Comunque si tratta di persone reali, con le quali mi sono trovata a contatto.

- Infatti non mi riesce proprio di immaginarti nei panni della sessantenne di Contessa miseria… Il mondo è pieno di queste signore terrorizzate dalla vecchiaia che ricorrono alla chirurgia estetica illudendosi di arrestare lo scorrere del tempo. La pubblicità e i mass-media propagando per lo più questo stereotipo della donna eternamente giovane, eternamente vellutata, come se questi fossero gli unici valori…

A me piace leggere sul viso della gente i segni che riflettono la vita che hanno vissuto, e trovo che la loro forzata assenza - sintomo di una condotta più superficiale - sottragga alle persone motivi di interesse e le renda abbastanza scialbe.

- Ma ce ne sono o no, di pezzi autobiografici? Sì, sono quattro, tutti malinconicamente autobiografici: Autunno dolciastro, Anello mancante, In funzione di nessuna logica e Quattordici luglio. Nel primo mi rivolgo all'autunno, ma in realtà si tratta di un preteso per analizzare me stessa: racconta di quando, sola in una camera d'albergo, mi rendo conto della nostalgia che provo nei confronti della mia casa e della mia famiglia. Anello mancante, invece, è una specie di preghiera scritta nella mia cucina, nella quale parlo alla luce del mattino che filtra attraverso le tapparelle, mentre In funzione di nessuna logica è l'unica, vera canzone d'amore, un tentativo di giustificare il mio comportamento dopo una lite e di tornare assieme alla persona amata. Quattordici luglio, infine, è un brano sulla seduzione in senso lato: si può essere sedotti da un amico, da un'insegnante o dalla mamma. I riferimenti principali del testo riguardano proprio mia madre.

- In Eco di sirene affronti invece un altro argomento importante quello della guerra. L'ispirazione è venuta da un servizio televisivo sulla questione del Medio Oriente, nel quale una donna presentava con apparente naturalezza l'ambiente in cui viveva con la sua famiglia e le contromisure che avrebbe adottato in caso di attacco da parte del nemico. Cercando di non far trasparire critiche verso il regime, lei osservava che in fondo, in caso di vittoria, il suo popolo avrebbe al massimo potuto brindare sulle proprie rovine. È sempre la gente comune a subire le conseguenze di questi conflitti, e sono sempre quelli che li hanno voluti - che stanno nelle stanze dei bottoni e ci ingannano con falsi ideali - a trarne vantaggio.

- Poi c'è L'ultima preghiera, la cui collocazione in chiusura non è certo casuale… È un'autocondanna, in cui io stessa evidenzio due miei aspetti, quello stereotipato, conformista e un po' "bacchettone", e quello trasgressivo e paradossale. Il lato di me che condanna la "strega eretica" si identifica con questa società che - come in Ennesima eclisse - demonizza chiunque esca dai canoni della cosiddetta normalità. Qui c'è un altro tipo di tradimento, quello di me verso me stessa: per chiudere il cerchio, sulla copertina del singolo Bésame Giuda ci sono io che mi bacio...

- Cosa puoi dirci, invece, a proposito delle questioni musicali? Mi sembra che rispetto a Confusa e felice ci sia stata una notevole evoluzione… Alla luce di Mediamente isterica, i ragazzi del gruppo ed io riteniamo che Confusa e felice suoni come il provino di ciò che sarebbe dovuto essere. I numerosi concerti tenuti assieme ci hanno fatto crescere come band, e anche parecchi brani sono stati composti durante il tour e "testati" dal vivo

- Non mi dirai che lo rinneghi… Scherzi? Ne sono comunque contentissima anche se oggi, con il senno del poi, trovo che l'atteggiamento un po' dimesso e "nascosto" di Due parole sia più intrigante.

- Mediamente isterica, comunque, è più coraggioso dei suoi predecessori. Davvero la pensi così? A me, invece, sembra più melodico.

- Lo trovo più spigoloso, pieno di punte affilate… Si vede che è come un fico d'India: fuori spinoso e dentro dolcissimo.

Con questo paragone decisamente stravagante per chi, vivendo al Nord, non ha magari molta dimestichezza con il summentato frutto, Carmen si congeda. Sulla sua poltrona, rimasta vuota, i raggi del sole rimangono a giocare con alcune piccole scagliette argentee.

PANORAMA

"La lolita dark uscita dal coro" di Raffaella Carretta

Carmela Carla Consoli, siciliana di Catania, Carmen non solo nell'arte ma pure nella vita, grazie a una mamma trevigiana ("Mia madre s'impuntò: "Eh no, povera figlia mia. Carmela no, facciamo almeno Carmen". E Carmen fu"), fluttua come un fiore che fa l'inchino, labbra di rosso carminio allargate a far boccacce, bianca pelle color di neve, nera zazzera di capelli a frangia sbuffante, imitatissima dalle fan devotamente presenti.

... "Scusa Carmen, l'uomo al quale ti rivolgi nella tua canzone Venere è lo stesso uomo di cui parli in Amore di plastica".

... "Scusa Carmen, perche hai utilizzato il festival di Sanremo, che si sa è quello che è...". Risposta: "Perche sennò a quest' ora ero nella piazza di S. Giovanni La Punta, a fare la cantantessa: "Bonasera a tutti, adesso vugghiu fari Gloria Gaynor..."".

...Ragione e sentimento. Rivolta contro i luoghicomuni e battiti del cuore, sottosuolo infinito di domande. Per chi ha vent' anni, Carmen è ormai una piccola leggenda. Ottantamila copie vendute del suo cd Confusa e felice, cantautrice rivelazione al Premio italiano della musica, bocciata a Sanremo ma coccolatissima dalla critica, e sommersa di messaggi nella sua e-mail con uno dei siti Intemet più colorati di tutta la rete. E concerti: tutto esaurito da luglio a settembre, più una ripresa autunnale nelle grandi città.

È una delle pochissime cattive ragazze del rock, in alto sulla scena italiana: voce speciale, grandi modulazioni, a ondate, dall'alto al basso, dal sussurro all'acuto, e grandi pause di silenzio per "affacciarsi sull'anima". Una dark Lolita che sul palco maltratta la sua chitarra, ma pizzica pure il mandolino. Un' esistenzialista che ama Janis Joplin, la rockstar stroncata da un' overdose ("È morta di solitudine, di autocompiacimento per la sua solitudine: e invece bisogna concentrarsi sulla vita"), ma poi si sente molto "siculo-araba". Una che dice: "A vent'anni siamo ancora tutti cretini" e poi da ventenne restringe spietatamente il tempo della vita .giovane, un'onda breve, anzi brevissima: "Mi immagino a quarant'anni, bella delle mie rughe, dei miei capelli grigi...". Quarant'anni, anticamera della senescenza.

A differenza di molti suoi coetanei Carmen ama il pensiero forte. "Voglio legarmi alle cose eterne, alla vita e alla morte. Il siciliano ha un contatto vicino vicino con la morte: il morto rimane due giorni in casa,lo si fa vedere ai bambini, la misericordia lo ricopre". Contrariamente all'esercito di non lettori che magari comprano i suoi dischi, lei legge tantissimo: "Baudelaire e Jack London, Milan Kundera e Gesualdo Buffo. Cerco di strappare la musicalità anche dai libri".

Come quasi tutte le ragazze della sua età, generazioni e generazioni dopo la rivolta femminile, ha invece ben archiviato l'idea della sua differenza: "Sono una donna: scrittura ciclica come le mestruazioni, ogni mese presenta quella piccola punta di sofferenza che ti riporta alla tua storia. Mi piace l'arrendevolezza apparente delle donne. Gli uomini dalle cose costruiscono i sentimenti, Noi no: possiamo solo partire da dentro per raccontare il mondo".Anche nell'amore: "Il sesso è bello. Ma quando cominci a inseguire il sesso per ils esso, come si dice volgarmente, te ne vieni subito: alla fine il pensiero è quello, quello domina. Invece l'erotismo è nella distrazione, nel sentire tutto così amplificato che può essere per sempre."Se in un rapporto non riesco a vedere il futuro, anche come illusione, allora è una minchiata".

..."Per anni mi dicevano: cambia genere, non hai mercato. Avevo un contratto in tasca a Roma: l'ho strappato e me ne sono tornata a Catania. Lì ho incontrato Francesco Virlinzi, proprietario di una piccola etichetta indipendente. Uno che viaggiava sulla musica, non su ciò che vende. "Beh" dice dopo avermi sentito "ti faccio registrare pure i rutti"". E adesso?, adesso posso fare canzoni imperfette, anche bruttine, non so. Ma sono mie. Con la musica, ogni minuto della vita diventa così lungo che la mia vita diventa lunga".Già lunga è comunque la strada della Consoli "cantantessa", come si definisce ironicamente lei.

... Già a 14 anni Carmen suonava e componeva: "Mio padre impiegato della Butangas, tipico siciliano che non gliene frega niente dei soldi, era appassionato di blues. Gli altri genitori dicono studia, trovati un lavoro. I miei mi dicevano: suona, fai la cosa che ti piace. A 9 anni mi ha messo in mano una chitarra. A 14 avevo le ali: dopo la scuola, prendevo su e andavo a cantare nei pub, 80 mila lire a sera più panino e birra. Le canzoni di Janis Joplin e Aretha Franklin in posti dove Baglioni era eversivo. Ma già allora non volevo essere amata facilmente". È contro la facilità che il suo concerto si conclude con Bonsai numero 2, una canzone all'incontrario: "Azneizap ereva da ocseir non...", non riesco ad avere pazienza. Ma qui, nella notte, tutti la sanno a memoria. 

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"Da grande: la carmensita" di Fabrizio Massignani

- La cosa più difficile di questo mestiere? Il successo non m'ha cambiato poi più di tanto la vita, io sto sempre a casa col mio pigiamino e le ciabatte... Ma la popolarità è qualcosa davvero difficile da gestire. Ad esempio, quando vado alle feste mi capita spesso di stare da sola. Sarà anche perché non mi vogliono dare fastidio, ma non mi si avvicina nessuno e finisco regolarmente a fare tappezzeria, neanche fossi la più racchia di tutte. E poi c'è il fatto che tutti si sentono in diritto di giudicarti, anche il fruttivendolo dal quale vai a comprare due mele. Tutti pronti a dire "quanto è brava" oppure "quanto è simpatica". Poi basta che dai una risposta a mezza voce perché magari stai pensando agli affari tuoi e subito sono pronti a dire "eh, s'è montata la testa". È una situazione difficile da gestire, a partire da quando sei in strada e ti urlano "ti odiooooo" oppure "ti sposerei", fino ai giudizi sui giornali. E molti di questi sono stati proprio duri...

- Aneddoti da raccontare? Un paio. Il fatto è che la cantantessa non ci vede molto bene, mi mancano tre gradi per occhi. Una volta ero in concerto a Mantova ed ho fatto la mia grande entrata all'inizio della prima canzone. Solo che ho inciampato in dei cavi e sono andata giù stesa al tappeto, io e la mia chitarra. Un'altra volta, questa a Cuneo, sono proprio caduta dal palco. C'era una specie di botola che non avevo visto affatto e ci sono caduta dentro tutta intera. Non sai che è successo! Io, la band ed il pubblico, eravamo tutti a dilaniarci dalle risate. Quando mi hanno tirato fuori, sono tornata sul palco ed ho continuato a suonare. Ma alla fine sono dovuta andare al pronto soccorso, perché lungo il fianco m'era venuto un ematoma che andava dai piedi all'ascella.  

 

 

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